California, la Nike in tribunale

"Dica la verità sui baby-schiavi"

Denunciata la multinazionale: "Nasconde ai consumatori sfruttamenti e violenze nelle sue fabbriche in Asia"

dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE (La Repubblica)

NEW YORK - Affidata agli stessi avvocati californiani che costrinsero la multinazionale del tabacco R.J. Reynolds a rinunciare alla pubblicità del "simpatico" Joe Camel, l'ultima offensiva anti-Nike comincia, lunedì pomeriggio, nel tribunale di San Francisco. In una causa per risarcimento danni, viene chiesto al giudice di condannare la Nike per aver mentito sulle condizioni nelle fabbriche asiatiche di scarpe sportive, in particolare sul lavoro minorile e gli abusi sessuali, le punizioni corporali e i rischi ambientali, e per aver ingannato i consumatori californiani in violazione delle norme che li tutelano.

Come risarcimento i legali domandano una somma pari agli utili realizzati con questi sistemi dalla Nike, da utilizzare in modo non meglio specificato. Per punizione vogliono che l'azienda di scarpe e palloni finanzi una campagna pubblicitaria per spiegare come avvengono le sue produzioni: "In modo - spiega Patrick Coughlin, uno degli avvocati d'assalto - che la Nike sia costretta o a dire la verità, o a cambiare le condizioni di lavoro nelle fabbriche asiatiche". La causa di San Francisco si inserisce in una vasta azione internazionale contro la Nike, la quale produce i palloni in Pakistan, le scarpe in Indonesia, Vietnam e Cina, avvantaggiandosi del basso costo della manodopera e chiudendo un occhio sull'organizzazione aziendale. Da tempo si moltiplicano in America gli attacchi contro la società che fino a qualche anno fa sembrava la "cocca" di Wall Street.

Accusandola di sfruttare i bambini, il leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, e quello dei Verdi, Luigi Manconi, hanno chiesto di non farle sponsorizzare gli azzurri. La Nike, naturalmente, è già corsa ai ripari: sia negli Stati Uniti, che in Italia.
"Bertinotti e Manconi vengano in Pakistan a visitare i centri cucitura dove si fabbricano i nostri palloni: potranno constatare che non solo non ci lavorano bambini, ma che non abbiamo aspettato le proteste internazionali per muoverci", dice Pierdonato Vercellone, responsabile commerciale italiano. Aggiungendo: "Fin dall'inizio della nostra produzione di palloni in Asia, due anni fa, abbiamo fatto il possibile per prevenire e contrastare l'impiego di manodopera infantile".

Ai legali di San Francisco la Nike ha risposto di essere impegnata per fare delle sue fabbriche "il miglior posto di lavoro del mondo" sul piano della salute, della sicurezza e degli stipendi. Ma la dichiarazione non convince i militanti anti-sfruttamento. "La Nike - ribattono gli avvocati californiani - ha le peggiori condizioni di lavoro che esistono". E descrivono le sue fabbriche come veri gironi danteschi: operaie molestate dai capireparto, turni di quattordici ore al giorno, straordinari non retribuiti, bambini costretti a cucire palloni e incollare scarpe da ginnastica, l'aria piena di acetone. E tutto questo per un salario di qualche centinaio di lire all'ora.



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