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Testate Online - Se esisti, ti registri Espresso On-Line 28-11-2000
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E’ guerra tra i ribelli e l’Ordine dei giornalisti. Colpa della norma che impone la registrazione a tutte le pubblicazioni telematiche. Associazioni, organizzazioni di volontariato e centri sociali si preparano a dare battaglia
di Andrea Benvenuti
E’ guerra tra l’Ordine nazionale dei giornalisti e i ribelli della new economy. Oggetto del contendere è la nuova legge sulla stampa in discussione alla Camera dei deputati, che sarà approvata entro la fine dell’anno. E, in particolare, un emendamento alla proposta di "legge Anedda” (inserito dal ministro Fassino su indicazione dell’Ordine dei giornalisti) che impone a tutte le testate online di essere registrate come “i quotidiani, i periodici, i giornali radiofonici e televisivi”. Anche quelle delle associazioni, delle organizzazioni di volontariato e dei centri sociali che diffondono notizie in rete.
«E’ un atto dovuto», ha sostenuto Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei giornalisti, preso di mira dai ribelli per alcune sue dichiarazioni a un convegno pubblico contro l’informazione parallela. «Queste misure, in realtà, sono già operative, ma verranno sancite dalla nuova legge. Non importa se sono associazioni o società: chi produce notizie deve rispettare le regole». Dichiarazioni che hanno surriscaldato il clima all’interno delle liste di discussione.
Il dibattito sta prendendo piede: siti molto visitati come quello dei pacifisti italiani o dei centri sociali rischiano di chiudere nel 2001? «Non si tratta di oscuramento», dice Abruzzo «non siamo censori di nessuno. Abbiamo soltanto voluto riaffermare i principi che regolano il mondo dell’informazione applicate alle nuove tecnologie».
Eppure le parole del presidente dell’Ordine della Lombardia non hanno convinto i ribelli. «Nonostante la libertà di espressione sancita dalla nostra Costituzione, anche un gruppo di missionari che produce informazione in rete in maniera continuativa dovrà registrare il proprio sito come qualunque altra testata giornalistica», dice Carlo Gubitosa di Peacelink via Internet. «Figuriamoci se i centri sociali, gli anarchici e i gruppi antagonisti si mettono a dare i soldi ai tribunali o all’ordine dei giornalisti per vedersi legittimare il proprio lavoro di controinformazione. Non succederà mai», si legge sulla Rete.
«Eppure la cosa è seria», confermano all’Espresso online dall’Ordine nazionale dei giornalisti. «E se un procuratore della Repubblica volesse essere pignolo, i ragazzi antagonisti rischierebbero anche una denuncia per stampa clandestina. Del resto il principio è quello analogico. Se vale per la carta stampata, deve valere anche per le pubblicazioni telematiche».
Sulle liste di discussione via Internet, i ribelli affilano le armi e promettono battaglia. Intanto hanno stilato in fretta e furia un appello: stanno raccogliendo adesioni. Giurano che non molleranno. E chiudono con una sinistra profezia: «Con il web, saranno proprio i giornalisti a scomparire...».
(28.11.2000)
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