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![]() Interlex 14-12-2000
di Manlio Cammarata - 14.12.2000 Ancora in primo piano in tema
dell'informazione sull'internet. L'articolo di una settimana fa (Stampa
e Rete, il problema non è l'articolo 5) provoca due
interessanti risposte. La prima è firmata da Rodolfo
Falvo, vice direttore della FNSI (Federazione nazionale della
stampa italiana, il sindacato dei giornalisti), la seconda da Marco
Mazzei, componente della commissione che si propone di "mettere un po' di Internet nel
sindacato", come scrive lo stesso Mazzei. Ma, prima di entrare nel vivo
dell'argomento, è necessario sgomberare il campo da un paio di
questioni che rischiano di confonderci le idee. La prima è costituita
dall'allarme lanciato da Peacelink
su una presunta proposta legislativa che obbligherebbe tutti i siti
che fanno informazione a chiedere la registrazione come testate
giornalistiche e che potrebbe obbligare molti siti informativi a
chiudere i battenti. La notizia, secondo Peacelink, sarebbe
stata data da Franco Abruzzo, presidente dell'Ordine dei giornalisti
lombardo. La seconda questione è quella del "bollino", che da qualche tempo insigni esponenti della professione giornalistica vanno predicando tra un convegno e l'altro, rivendicando il diritto degli organi della categoria di decidere chi fa informazione e chi no. Proposta assurda, corporativa nel senso peggiore del termine, e che potrebbe avere un risultato assai diverso da quello prospettato: far distinguere a prima vista l'informazione "libera" da quella "allineata" e standardizzata come le banane insapori che si comperano nei supermercati. La strada è un'altra, e la indica chiaramente Falvo: Come riconoscere l'informazione professionale on line? è la domanda di fondo. Alla quale lo stesso Falvo risponde: "Pensare... non ad una 'patente rilasciata da...', ma ad una libera 'autodichiarazione' di rispondenza a requisiti professionali (almeno un iscritto all'Albo?) che si aggiunga all'accettazione delle regole della 'netiquette' e delle leggi della Repubblica. E di tale 'autocertificazione' dovrebbe risultare traccia nella 'home page' del sito, così come i giornali di carta portano la 'gerenza': basterebbe una formula di poche parole e già non pochi siti lo fanno". In sostanza il vicedirettore della FNSI
sostiene che la qualificazione di "organo di stampa"
dovrebbe essere una scelta di chi produce l'informazione, con
l'assunzione di tutte le responsabilità legate a questa scelta. L'
affermazione va condivisa senza riserve, ma è necessario porsi il
problema di come si possa mettere in pratica nel contesto
dell'ordinamento attuale. Ne parliamo tra un attimo. Ma il Corriere della sera on line non è un giornale diverso da quello di carta: ha la stessa proprietà, lo stesso direttore responsabile, pubblica le stesse notizie. Perché registrarlo due volte? La ragione della proposta, con ogni probabilità, è di natura sindacale: se il giornale on line è "stampa", chi ci lavora deve avere lo stesso trattamento di chi produce l'edizione di carta. Mentre, sembra di capire, gli editori vorrebbero negare questa elementare verità: un giornale è un giornale in tutte le sue forme e la diffusione sulla carta, o via cavo, o con qualsiasi altro mezzo, non cambia la natura del lavoro necessario per produrlo. Ora è necessario stabilire un punto
fermo. Se si continua a considerare "stampa" solo quella che
è tale per l'ordinamento vigente, tanto vale chiudere la discussione
e usare l'internet solo per giocare o fare acquisti (di dubbia
convenienza). E' evidente che tutta la materia deve
essere rivista, in un sistema organico coerente con la realtà
dell'informazione che si è sviluppata in questi anni. Quindi vi sarà, sempre solo per queste
pubblicazioni, l'obbligo di nominare un direttore responsabile e di
indicare la propria natura di "organo di stampa", con le
altre informazioni previste dalla legge, ma adattate alle
caratteristiche specifiche del mezzo di diffusione.
Associazione PeaceLink
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