PRESENTAZIONE

Uno dei problemi ancora da risolvere nel Delta del Po, purtroppo, è la piaga del bracconaggio (1), tuttora troppo diffuso e responsabile di vere e proprie stragi di uccelli.

La caccia viene praticata da molti abitanti del Delta (che vanta una delle densità venatorie più elevate d’Italia), soprattutto ai danni dei numerosi Anatidi che trovano il loro habitat naturale in quest’importante zona umida.

Oltre ai “seguaci di Diana” del posto, inoltre, nel Delta giungono numerosi anche i “foranei”, che i locali, molto spesso, accompagnano a caccia a scopo di lucro, essendo questo tipo di attività, per alcuni di loro, un vero e proprio lavoro che rende (in nero) anche una trentina di milioni l’anno (2)!

La “lobby” dei cacciatori (3) è molto potente ed in grado, addirittura, di condizionare le scelte politiche di intere amministrazioni locali (4), e persino quella provinciale (5).

Anche se può non piacere, in ogni modo, la caccia è attività consentita dalla legge, e quindi non può essere demonizzata tout court!

Per “bracconaggio” si intende, in pratica, l’esercizio venatorio non rispettoso delle leggi (1).

Altre realtà italiane sono senz’altro più famose di quella del Delta. A tutti è noto, per esempio, il problema del bracconaggio sullo stretto di Messina, oppure quello ai danni dei piccoli Passeriformi catturati con reti ed archetti nelle Valli del Bresciano per alimentare la tristemente nota tradizione della “polenta e osei”.

Anche nel Delta, però, il bracconaggio ha le sue peculiarità e questo dossier ha lo scopo di metterle in risalto. Esso è un’analisi dettagliata, eseguita sulla base di molti lustri di esperienze fatte sul campo, all’inseguimento di bracconieri che fanno uso di fucili illegali, di richiami vietati, abbattono specie protette, cacciano nel Parco, praticano l’esercizio venatorio in periodi di caccia chiusa, si avvalgono addirittura di vedette che danno l’allarme nel caso arrivino gli agenti della vigilanza, commerciano specie protette con tassidermisti abusivi, ecc.

E' stato scritto da Fabio Roccato, un poliziotto che presta servizio a Porto Tolle (RO), uno dei nove Comuni del Parco del Delta veneto del Po.

Fabio è lui stesso un abitante del Delta ed abita ad Adria (6), uno degli altri Comuni del Parco. Nel suo lavoro si è specializzato nell'applicazione delle leggi ambientali ed ha maturato una grande conoscenza delle problematiche connesse all'esercizio venatorio. Nel corso degli anni ha subito anche molte ritorsioni a causa del suo lavoro: minacce, danneggiamenti dell'auto, scritte offensive sui muri del paese dove lavora, ecc. Addirittura nel 1999 sul suo "caso" si fecero un'interrogazione in Senato (senatore Bortolotto) ed in Parlamento (onorevole Boato) perché vi erano "pressioni dall'alto" per farlo trasferire ed allontanarlo dalla zona dove presta servizio.

Fabio è anche un importante esponente del W.W.F. rodigino, nonché uno dei membri ambientalisti della Commissione Faunistico Venatoria Regionale del Veneto (il massimo organo regionale di pianificazione venatoria).

E' anche il coordinatore dell'associazione ambientalista "Amici del Parco del Delta del Po" che si batte contro l'ostilità(7) delle molte comunità locali che hanno sinora impedito che i principi contenuti nella legge istitutiva del Parco del Delta venissero effettivamente messi in pratica.

NOTE:

(1)"definizione di bracconaggio"

<<Come bracconaggio intendiamo ogni atto di caccia illegale e cioè esercitata in violazione delle leggi in materia …>>. Definizione di Maurizio Santoloci, vicepresidente del W.W.F. Italia, nonché Giudice in Terni ed Amelia (Umbria), a pagina 115 del libro “Il tuo ambiente: cosa fare per difenderlo”. Precisazione doverosa, perché “bracconiere e bracconaggio” non significano  “mafioso e mafia”, “camorrista e camorra”, “stupratore e stupro” (vocaboli senza ombra di dubbio spregiativi), ma potrebbero avere la stessa valenza di  "contravventore al codice della strada e contravvenire al codice della strada".

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(2)" forme di lucro legate alla caccia: botti e barcaioli"

A pagina 275 del libro di Antonella Tomasin “L’ipotesi di Parco del Delta del Po – Materiali di Analisi – Quaderni della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo” , alla nota nr. 58), è scritto, ibidem,: <<In un articolo apparso sul Resto del Carlino di due anni fa (il libro della Tomasin è del 1990, n.d.r.), il presidente provinciale della Federcaccia, parlando di “scandalo delle valli”, afferma che “i proprietari ospitano facoltosi cacciatori chiedendo, a quanto si dice, 70-80 milioni all’anno per ogni posto in botte. Se si considera che in una valle di botti ce ne sono da 8 a 10, i conti sono presto fatti…>>.

Alle pagine 11 e 12 del periodico “Polesine Oggi”, nr. 7, Ottobre/Novembre 1992, dal titolo “Parco del Po interregionale: si o no?”c'è un'intervista al senatore del P.C.I. (ora esponente dei D.S. ed ex senatore,  membro dell’Ente Parco), Elios Andreini, sul problema: “parco si o parco no”. A proposito dei “barcaioli” egli sostiene, ibidem,: <<…(in relazione al problema della caccia, n.d.r.)...La verità è però (ed è amaro dirlo) che ci sono da difendere gli interessi dei vallicoltori che affittano le botti a professionisti di altre province per centinaia di milioni, mentre i paesani, “danneggiati” ed esentasse, sono spesso quei barcaioli che trasportano lontani principi…>>.

A pagina 484 del periodico “L’Universo”, Geografia, cartografia studi urbani, territoriali e ambientali, nr. 4, Luglio/Agosto 2000, speciale “Il parco del delta del Po: realtà, prospettive”, di Pierfrancesco Bellinello, è scritto, ibidem,: <<…il divieto …della caccia…comprometterebbe, poi, l’economia di altre numerose famiglie: molti cacciatori, infatti, si trasformano in barcaioli ed accompagnano  alle <<botti>> i seguaci di <<Diana>, che dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Emilia Romagna e anche dal lontano Piemonte calano in Bassopolesine…per riempire i loro carnieri>>.

A pagina 167 del libro di Antonella Tomasin “L’ipotesi di Parco del Delta del Po – Materiali di Analisi – Quaderni della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo” , è scritto, ibidem,: <<…La caccia in valle e in laguna presuppone un servizio di accompagnamento del cacciatore nel suo appostamento, che viene generalmente garantito dai cosiddetti “barcaioli”, figure tipiche della sola area deltizia. Si tratta di un centinaio di persone, residenti in gran parte a Pila e Boccasette (comune di Porto Tolle), disposti ad accompagnare i cacciatori ai loro appostamenti fissi, dietro un compenso stimato sulle 50.000-100.000 lire per ogni uscita. Considerato che possono essere trasportati anche più cacciatori per volta e che ogni cacciatore può richiedere il servizio per un massimo di 55 giornate di caccia complessive, si può quantificare la rilevanza economica potenziale di tale attività…>>. A pagina 168, sostiene, ibidem,: <<…l’esercizio venatorio…è anche e soprattutto una notevole risorsa economica, che andrebbe annoverata a pieno titolo tra le attività produttive dell’area…>>.

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(3)"lobby dei cacciatori"

Come riportato dal vocabolario "Lo Zingarelli", per “lobby” si intende, ibidem,: <<2. (fig.) Gruppo di persone che, sebbene estranee al potere politico, hanno la capacità di influenzare le scelte, soprattutto in materia economica e finzanziaria>>.

-Andrea Chiti Batelli, sul libro “Abolizione della caccia, problema europeo”, Pietro Lacaita editore,  scrive, a pagina 6, ibidem,: <<…la potente lobby dei cacciatori, da un lato, e degl’industriali produttori di armi e munizioni dall’altro. I primi agiscono sopratutto tramite organizzazioni che si appoggiano ai vari partiti…Quanto agl’industriali…, ci si può render conto della loro temibile consistenza (e influenza) se si tiene presente che, secondo <<l’Avvenire>> del 5 maggio 1979 sarebbero occupati, nella fabbricazione di armi (in gran parte da caccia) 7.000 persone; a queste ne vanno aggiunte 10.000 <<legate all’indotto>> e 15.000 che lavorano nei punti di vendita. Senza contare...le persone che lavorano nell’industria delle munizioni e che <<Lotta Continua>> del 26 giugno 1979 valutava esser pari a circa 6.000;…vi sono altresì 5.000 commercianti del settore e un numero imprecisato di allevatori di cani, selvaggina, ecc.: in totale circa 25.000 famiglie vivrebbero di attività collegate alla caccia. Se è vero, come pare certo, che il numero dei cacciatori è diminuito, si riducano pure quelle cifre di un buon terzo: si avrà ugualmente un gruppo di pressione ricco e potente, deciso ad agire sui poteri pubblici con tutti i mezzi leciti e illeciti…>>.

A pagina 7 aggiunge, ibidem,: <<…E’ abbastanza facile sapere quanti fucili e carabine da caccia e da tiro vengono venduti attualmente in Italia, perché tutte le armi da fuoco devono esser provate sul Banco Nazionale di priva a Gardone Val Trompia (Brescia). Tenendo conto anche delle importazioni ed esportazioni, risulta per il 1978 un numero di 230.000 fucili e carabine vendute, di cui la grande maggioranza da caccia, con una spesa complessiva di circa 60 miliardi.>>.

A pagina 8, infine, ibidem,: <<Delle cartucce sparate non esistono statistiche ufficiali, se non sulle importazioni ed esportazioni. Abbiamo visto però che da un’inchiesta risulta che le cartucce impiegate nella caccia sono circa 1.100.000.000, e con un costo medio prudenziale di 300 lire l’una abbiamo una spesa complessiva dei cacciatori per le sole cartucce di 330 miliardi. Conrad e Poltz valutano la spesa per le cartucce in 360 miliardi. E se invece, come si deve, si tiene conto anche dell’abbigliamento, si un insieme d’interessi davvero cospicuo…>>.

-Fulco Pratesi, il presidente nazionale del W.W.F., sul numero 10, Ottobre 1999, della rivista “Panda” scrive, ibidem,: <<…(a proposito dei cacciatori italiani, n.d.r.)…Ecco: con gente di tal fatta…che dispone (assieme ai fabbricanti di armi) di potentissime lobbies in Parlamento…>>.

-Fabio Cassola,sul libro “La caccia in Italia”,“La Nuova Italia” editore,scrive,a pagina 6, ibidem,:<<…la caccia è…un’attività di moda dietro la quale è ben riconoscibile la spinta di enormi interessi economici e industriali…>>.A pagina 9,aggiunge,ibidem,: <<…E’ un fatto che esistono nella nostra vita pubblica e parlamentare molti uomini politici che hanno una precisa e del resto dichiarata caratterizzazione in senso <<venatorio>>, parlano di questa materia a nome del  proprio partito, hanno proprio tra i cacciatori la loro solida e più sicura base elettorale; e magari, molto spesso, sono essi stessi cacciatori in prima persona…>>. <<…(parlando sempre della caccia, definita grande fenomeno di massa, n.d.r.)…oggi il mondo politico…è costretto a seguirlo, a subirlo, a farsene in larga misura condizionare e strumentalizzare…>>. A pagina 32 sostiene, ibidem,: <<…C’è un giro di affari, che gravita intorno alla caccia, dell’ordine di centinaia e anzi migliaia di miliardi…Cominciamo dai fucili: ve ne sono in Italia non meno di 184 modelli…Abbiamo poi le cartucce (non meno di 159 tipi diversi in commercio…>>. A pagina 33, asserisce, ibidem,: <<…una serie infinita di altri prodotti d’uso più o meno esclusivamente venatorio: dall’abbigliamento sportivo agli accessori per la caccia, dagli allevamenti di selvaggina all’addestramento dei cani, dalle riviste del settore a case editrici specializzate, che pubblicano una quantità impressionante di libri e manuali d’argomento venatorio. E poi ci sono i tassidermisti e i materiali per imbalsamazione, i negozi specializzati di caccia e pesca (ormai migliaia in tutta Italia), le agenzie di viaggio che organizzano safari <<tutto compreso>> nei più disparati paesi del mondo; oltreché, naturalmente, l’imponente giro d’affari connesso con i cani e la cinofilia…Vi sono cani da cinghiale che costano milioni…Dietro la caccia, insomma, si sono ormai formati e consolidati interessi economici multiformi e ingentissimi, che hanno creato, e hanno interesse a tener su, un mercato di dimensioni oggettivamente colossali, che già da solo spiega molto eloquentemente la arrendevolezza di tanti politici e la quantità di mezzi (pubblicità, riviste, ecc.) profusi nella propaganda e nell’incentivazione della caccia…>>.

(4) "lobby dei cacciatori e condizionamento delle amministrazioni locali"

Esempio paradigmatico “dell’assoggettamento” di un’amministrazione locale del Delta agli interessi della “lobby” dei cacciatori è il Comune di Porto Tolle. Vi è uno “stretto legame” tra Federcaccia e Comune di Porto Tolle.

Nelle numerose  riunioni che la Federcaccia ha indetto a Porto Tolle per manifestare la sua contrarietà al Parco del Delta (linea politica sostenuta anche dal Comune di Porto Tolle), a fianco dei dirigenti della summenzionata associazione venatoria vi erano sempre i politici di Porto Tolle (anche perché le due figure, spesso coincidono). Il “vicepresidente provinciale della Federcaccia", infatti, Lorenzo Carnicina, è anche capogruppo di maggioranza in consiglio comunale; Pregnolato Mauro, consigliere di maggioranza, è referente della Federcaccia per la frazione di Pila (come emerge dalla lettura della sentenza nr. 2166/2001, del Giudice di Adria, relativa ad un processo per introduzione di armi nel Parco); Boscolo Angelo, assessore alla caccia del Comune di Porto Tolle, è in possesso di licenza di caccia e fu teste della difesa nel processo per introduzione di armi di cui alla sentenza nr. 2166/2001).

Vi sono anche altri elementi quantomeno “sospetti”: lo spropositato numero di cacciatori tra i consiglieri di maggioranza del Comune di Porto Tolle  (6 su 13), rispetto alla totale assenza di essi nelle file dell’opposizione (che, per la “cronaca”, è ugualmente contraria al Parco!)

Porto Tolle, nonostante abbia la densità venatoria che è doppia del resto d’Italia, annovera,  “solo” 410 cacciatori su 11.000 abitanti (il 3,8% della popolazione). Se tra i membri della minoranza non vi è alcun cacciatore, dunque, siamo nella “norma” con il resto della popolazione; ma se quasi metà, invece, di quelli della maggioranza (“antiparco”) sono “seguaci di Diana”, sorge spontaneo il “dubbio”  che essi siano in grado di “condizionarla” su certe “materie”.

Facendo una semplice proporzione matematica, parlando molto genericamente di “lobby” ed ammettendo, per assurdo, che i consiglieri muniti di licenza di caccia siano i rappresentanti della “lobby” dei cacciatori (e non delle “altre lobby” che, invece, dovrebbero rappresentare gli interessi di tutta la collettività: pescatori, agricoltori, dipendenti dell’Enel, impiegati statali, liberi professionisti, ecc.), essi, per “forza numerica”,  rappresenterebbero non una cittadinanza  di 410 “loro paesani cacciatori”, bensì, addirittura, di 3.300!

Nell’articolo riportato su “Il Gazzettino-cronache di Rovigo” del 20.4.1999 (Porto Tolle. Caccia, via libera alle aree Wilderness. Tuttavia saranno operative se sarà modificata la legge sul Parco), il cronista locale, Enrico Garbin, scrive, ibidem,: <<Al di là di quanto affermato dal sindaco Diego Precisvalle (ex Sindaco di Porto Tolle, quando la giunta era di centro sinistra e l’opposizione era formata dal “partito degli antiparco”; n.d.r.) , nell’ultimo consiglio comunale, non si è avuta <<la dimostrazione della disponibilità della maggioranza a discutere di problemi importanti nonostante ci sia da approvare il Bilancio>> ma di come questa si trovi  (letteralmente) ad inseguire il gruppo Antiparco (allora all’opposizione, nel quale militava Lorenzo Carnicina, vicepresidente provinciale della Federcaccia, presidente della Sezione della Federcaccia di Porto Tolle, ora capogruppo di maggioranza; n.d.r.) su percorsi accidentati…E per chi non si è ancora accorto che il gruppo Antiparco (o almeno una sua parte) è il partito dei cacciatori…Si dice che la vita sia fatta di priorità. Bene: è la dimostrazione che per qualcuno la caccia che sarà consentita nelle Aree Wilderness (una delle proposte del Comune di Porto Tolle. Per giustificare la scelta di non aderire al Parco del Delta, ma di “tenere ugualmente alla protezione del territorio”, il Comune di Porto Tolle ha creato tali famose “aree Wilderness”, in realtà mai attuate per mancanza di fondamenti legislativi, nelle quali dovrebbero essere in vigore gli stessi divieti previsti dalla legge regionale che ha istituito il Parco del Delta, eccetto, naturalmente, il divieto di caccia! N.d.r.) – tenendo presente che queste avranno valore solo se verrà modificata la legge sul parco – viene prima dei provvedimenti presi con il Bilancio che andranno ad incidere negli interessi di tutti i cittadini>>.

Nell’articolo pubblicato su “Il Gazzettino-cronache di Rovigo del 24.4.1999 (Porto Tolle. Molto critici gli ambientalisti. Aree Wilderness. <<Solo una bufala>>), il cronista locale scrive, ibidem,:  <<…E’ la conferma – sostengono le associazioni ambientaliste – di quanto andiamo sostenendo da tempo: l‘Amministrazione comunale e, più in generale , l’intera collettività, sembrano condizionate da un manipolo di cacciatori interessati unitamente a difendere il loro particolare ed anacronistico hobby>>. Il gruppo Antiparco (ribattezzato pro-caccia), con i buoni auspici del consigliere Vidali  (allora consigliere comunale di maggioranza, ora vicesindaco, n.d.r.), è infatti riuscito a far anteporre all’approvazione del bilancio la delibera sulle aree Wilderness che è stata votata all’unanimità permettendo a Lorenzo Carnacina e Natalugo Ortolan (farmacista di Scardovari, cacciatore, allora era il capogruppo degli “Antiparco”, all’opposizione; n.d.r.) di abbandonare l’aula assieme ad un pubblico acclamante. Con il distacco di chi non è coinvolto nelle vicende, W.W.F., Italia Nostra e L.I.P.U. notano <<la gravità dell’accaduto: i pro-caccia, eletti dai cittadini, soddisfatta la maniacale esigenza d vedere tutelato il proprio hobby, hanno abbandonato l’aula non partecipando non solo al voto, ma neppure alla decisione di quello che è il principale atto di un’amministrazione comunale: il bilancio. Prima delle esigenza legate alla viabilità, ai parcheggi, alle mense scolastiche, al funzionamento della macchina pubblica e quant’altro, per questi signori viene la caccia. Anzi, peggio, appena sistemata la questione caccia, tutto il  resto può andare a farsi benedire…>>.

Ma i settori  dove “la lobby” dei cacciatori “insinua” i suoi “tentacoli” non hanno confini. Nell’articolo scritto sempre da Enrico Garbin sul “la Piazza del Delta del Giungo 2000”, infatti, egli porta a conoscenza dell’opinione pubblica  un tentativo di scalata, operato dai cacciatori, per avere la maggioranza alla Pro Loco di Porto Tolle al fine, ovviamente, di “manovrarne” le scelte in senso “antiparco”. Questo il titolo del pezzo giornalistico: <<Pro Loco. Vicenda tesseramento. Un tentativo di scalata. Torbide manovre dietro l’aumento astronomico degli iscritti>>. Tra i vari passi importanti da segnalare, ibidem,: <<L’assemblea straordinaria della Pro Loco ha dato luogo ad un’improvvisa (ed incruenta) guerra di tessere…Ad un cero punto, infatti, si parlava addirittura di un presidente in pectore noto soprattutto per la passione per l’arte di Diana…si stava concretizzando un  tentativo di “scalata” ispirato da ambienti vicini all’attuale maggioranza consiliare (antiparco, n.d.r.)…>>

In un altro articolo pubblicato sul “la Piazza del Delta” di giugno 2000, sempre Enrico Garbin parla dell’approvazione delle Aree Wilderness (gli articoli precedenti che trattavano delle Aree Wilderness si riferivano a riunioni Comunali in cui si discuteva di cosa esse fossero) da parte del Comune di Porto Tolle. Il titolo del trafiletto è: <<Dati tecnici (sulle aree wilderness, n.d.r.)>>. Egli segnala, ibidem,: <<Con due delibere, il Consiglio comunale ha istituito circa 4.300 ettari di Aree Wilderness e circa 7.000 ettari di Aree a Gestione Ambientale…nella disciplina Wilderness  non c’è alcun contrasto con l’attività venatoria…il Comune di Porto Tolle…avrebbe insomma approvato un atto “volto ad aggirare la disciplina restrittiva, in materia di caccia, adottata per legge dai parchi regionali”…>>.

A proposito dello “stretto legame”  tra Federcaccia ed amministrazione di Porto Tolle, nell’articolo datato 20.8.2000, de “Il Gazzettino–cronache di Rovigo” (PortoTolle. Sentenza. Gli antiparco esultano. Ma la festa dura poco), Enrico Garbin racconta la cronaca di una riunione indetta dalla Federcaccia e dal Comune di Porto Tolle per “festeggiare” una sentenza della Corte Costituzionale in cui veniva sancita l’illegittimità costituzionale del procedimento d’istituzione del Parco regionale dei Campi Flegrei. Bastò tale episodio per, ibidem; << far scattare  a Porto Tolle la serata dell’orgoglio antiparco. Dopo avere ripercorso le tappe della lotta, Lorenzo Carnicina (vice presidente provinciale della Federcaccia, presidente della locale Sezione della Federcaccia, nonché capogruppo di maggioranza in consiglio comunale), affiancato dal vicesindaco Vidali, gli assessori Stoppa, Sissa, Pavanati e Boscolo, dal presidente della Federcaccia Pisetti e Antonio Banin dei cacciatori  veneti, ha spiegato…>>.

Su “Il Gazzettino-cronache di Rovigo”del 4.9.2000, nell’articolo intitolato <<La sentenza della Corte Costituzionale. Tutte le bugie di chi si oppone al Parco del Delta>>, Attilio Pezzolato, segretario Sdi di Porto Tolle, consigliere di minoranza, a proposito dei fatti citati nell’articolo precedente, scrive, ibidem,; <<…Un’altra sentenza della Corte, ben più significativa per la nostra vicenda parco, non venne pubblicizzata come sarebbe utile e necessario, perché svela il colossale imbroglio delle Aree Wilderness “castrando” impietosamente l’unico collante della maggioranza. La sentenza 20/2000  afferma inequivocabilmente che le Aree Wilderness  sono un trucco per consentire la caccia dentro i Parchi, ma che questa furbata non è ammessa…>>.

Sul “l’Adige del 6 marzo 2001”, nell'articolo intitolato: <<Porto Tolle. Il presidente dell’Ente Parco, Mainardi, istituisce i permessi per introdurre armi nel parco. Alla conquista dei cacciatori. Ma per la Federcaccia di Carnicina quelle autorizzazioni non sono valide ed è polemica>>.  Il giornalista Guido Laremi scrive, ibidem,: <<Può un Comune iniziare e finire ogni discussione lamentandosi del Parco del Delta del Po?…Ma l’aspetto più inquietante delle decennali battaglie contro il  parco è che a tirare le fila sono i cacciatori…il movimento è stato determinante nelle elezioni amministrative che nella scorsa primavera per la prima volta hanno portato una donna, Paola Broggio, a diventare sindaco di Porto Tolle…le sentenze (per caccia ed introduzione armi nel Parco del Delta, n.d.r.) hanno effettivamente scosso il mondo venatorio. Reazioni scomposte come l’aggressione a due vigili provinciali che stavano controllando una zona preclusa ai seguaci di Diana, le scritte non solo contro il parco, ma addirittura contro la Polizia e la magistratura, dimostrano la rabbia, l’impotenza…(il giornalista parla, poi, dei permessi per l’introduzione delle armi rilasciati dal presidente dell’Ente Parco, onde non incorrere nella violazione penale prevista dalla legge 394/91 e del fatto che Carnacina abbia detto che non sono validi; n.d.r.)…alcuni di questi (i cacciatori che si sono fatti rilasciare il permesso, n.d.r.) sarebbero stati “visitati” da un gruppo di amici cacciatori che avrebbe “requisito” il documento. Ma questo è già un altro discorso che riguarda la democrazia in salsa portollese>>.

Di non trascurabile importanza, quest’altro  episodio, capitato nell’estate del 2001: Ekoclub, una associazione autodefinitasi “ambientalista”, ma dietro alla quale si “nasconde” la Federcaccia, organizzò un’operazione di pulizia  in una delle spiagge comunali.

“Dell’evento” diedero  conto diversi articoli sui quotidiani locali (prima e dopo il fatto). Alla pulizia partecipò anche una folta rappresentanza dei consiglieri di maggioranza del Comune di Porto Tolle, oltre, naturalmente, a tutto lo “statomaggiore” della Federcaccia.

Emblematica la replica su “Il Gazzettino-cronache di Rovigo” del 24.7.01 : <<PORTO TOLLE. Il leader degli "Amici del parco" lancia pesanti sospetti sull’attività ambientalista della locale associazione Ekoclub. Spiagge, pulizia che non sa di candido. Dice Eddi Boschetti: "È stata un’iniziativa strumentale finalizzata ad avere titoli di merito">> di Eddi Boschetti, responsabile del W.W.F. di Rovigo ed uno dei portavoce degli Amici  del Parco (l’articolo è del cronista locale de “Il Gazzettino”, Enrico Garbin). Tra le altre cose egli sostiene, ibidem,: <<…Eddi Boschetti, degli Amici del Parco, non è assolutamente convinto che l'iniziativa promossa qualche settima fa da Ekoclub sia una cristallina manifestazione di sensibilità ambientale. "Basti pensare che Ekoclub è un'associazione ambientalista sui generis visto che è stata fondata ed è pilotata dalla più importante associazione venatoria italiana, Federcaccia…È il rilievo mediatico dell'iniziativa, insomma, che a Boschetti suona sospetto…Ma un secondo aspetto sospetto sono i rapporti di Ekoclub con l'Amministrazione comunale portotollese: "L'idillio - ironizza Boschetti - si spiega con il fatto che Ekoclub gioca in casa visto che a Porto Tolle governa il partito della Federcaccia che ha piazzato ben sei rappresentanti nella maggioranza e nessuno nella minoranza. Un rapporto assolutamente spropositato perché, se veramente questa maggioranza fosse rappresentativa della popolazione portotollese, ci dovrebbero essere 3.000 cacciatori invece dei 400 effettivi. Impossibile, poi, dimenticare che il capogruppo di maggioranza Lorenzo Carnicina è il presidente della locale sezione di Federcaccia e che il vice sindaco Gianni Vidali, quando ancora era assessore provinciale alla caccia, addirittura testimoniò a favore dei cacciatori sorpresi all'interno della riserva naturale del Bacucco. L'aspetto grottesco nel vedere l'Amministrazione comunale e Federcaccia-Ekoclub raccogliere rifiuti sulle spiagge del Delta è che questi stessi soggetti sono contrari alla gestione del Parco del Delta e favorevoli all'orimulsion per la centrale Enel, al villaggio turistico - discarica di Forti con annessa teleferica, e all'inceneritore di Cassella. Insomma, potranno darsi tutte le mani di verde che vogliono, ma non riusciranno a mimetizzarsi completamente">>.

Il Comune di Porto Tolle “solerte” a partecipare all’iniziativa promossa da Ekoclub-Federcaccia, fa negare però la sua presenza quando sono le associazioni ambientaliste “vere” ad organizzare “eventi” ben più importanti:

Da “Il Gazzettino-cronache di Rovigo” del 09.7.2000 (articolo di Enrico Garbin): <<Porto Tolle. Il Comune ignora le canoa. Centinaia di appassionati e turisti alla manifestazione>>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 28.01.2001 (articolo di Enrico Garbin): <<Porto Tolle. Altrimenti il Comune si irrita. In bici nel parco? Sì, ma non si dice>>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 22 Maggio 2001 (di Enrico Garbin): <<PORTO TOLLE. Neanche una risposta ai promotori. "In canoa nel Delta" fa il bis Ma il Comune si chiama fuori. La manifestazione, ricca di sponsor, il 24 giugno>>.

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(5)"lobby dei cacciatori e condizionamento dell'amministrazione provinciale"

Per quanto riguarda la capacità della “lobby” dei cacciatori di condizionare le scelte dell’amministrazione provinciale, si segnala la vicenda che ha visto proprio l’ex assessore provinciale alla  caccia, Gianni Vidali (ora consigliere provinciale e vice sindaco di Porto Tolle),  finire sotto indagine per essere sospettato di avere addirittura “prodotto documenti ritenuti falsi” per consentire che si andasse a  caccia nei territori del Parco non tabellati, come è emerso nel dibattimento  dinnanzi al Giudice di Adria di  cui alla sentenza nr. 2066/2001. Questo esempio è emblematico di cosa sia capace di fare un assessore alla caccia pur di “accontentare” la “lobby” dei cacciatori.

Il Giudice di Adria, comunque, aveva già in precedenza sollevato altri “dubbi” sulla “legittimità” degli atti in materia venatoria  firmati dall’assessore alla caccia Gianni Vidali. Nella motivazione della sentenza nr. 2043/2001 (prima condanna per il reato di introduzione di armi nel Parco), a proposito della lettera 31.8.1998, esibita dall’avvocato della difesa (Cantarutti), nella quale l’Assessore alla caccia scriveva a Carnacina (Presidente della Federcaccia di Porto Tolle) che, a suo dire, nel Parco si potevano introdurre armi, purché scariche ed in custodia,  obbietta il Giudice, ibidem,: <<…La lettera è poi irrilevante; infatti la legge esplicitamente dice che il transito con armi è permesso solo a chi è autorizzato, e l'autorizzazione relativa viene data dall'ente parco, mentre del tutto estranea alla materia è la Provincia. La suddivisione delle competenze è talmente chiara che lascia sorpresi il fatto che vi possano essere confusioni o incertezze: l'assessorato alla caccia gestisce l'ordinaria attività venatoria (quella per intendersi disciplinata dalla legge n. 157/92) mentre all'Ente parco è riservata la gestione della caccia, al pari di ogni altra attività umana descritta nella L. 394/1991 e nella legge regionale istitutiva, che interessi il territorio protetto…Pertanto la Provincia non era e non è l'autorità amministrativa competente o interessata o comunque coinvolta nella questione relativa al transito con armi nel parco del delta del Po; per cui la stessa non poteva né può dare pareri né tantomeno interpretazioni autentiche delle leggi in materia. Lo stesso tenore letterale della missiva ("l'accesso...risulta, secondo il nostro punto di vista, possibile...") conferma l'ufficiosità del parere espresso. I motivi per i quali poi venne richiesto un parare su tale questione ad un organo incompetente, e per i quali l'organo medesimo abbia risposto fornendo il parere non rilevano ai fini della presente decisione…>>.

Che l’assessore provinciale alla caccia ritenesse sufficiente  la mancanza di tabelle al fine di  consentire la caccia nelle zone protette, oltre che come attestato nel “documento falso” oggetto di altri procedimenti, si evince anche dalla sua testimonianza di teste (si badi bene: “l’avvocato della Federcaccia”, Cantarutti, chiama come suo teste l’assessore alla caccia Vidali, compaesano di uno degli imputati (Gianni Vidali è di Porto Tolle),  e gli fa domande sulla mancanza di tabellazione in una zona protetta) nel processo che si tenne il 28.9.1996 nella Pretura di Adria per caccia nella riserva naturale (istituita nel 1977) denominata Bonello Bacucco (ora ricompresa nel perimetro del Parco). Con sentenza nr. 254/96, l’allora Pretore di Adria, mandò assolti gli imputati (come si evince dalle motivazioni della sentenza, l’assoluzione non avvenne per mancanza delle tabelle, ma perché l’area protetta era difficile da identificare da parte degli stessi accertatori).

Da “Il Gazzettino-cronache di Rovigo” dell’1.10.1999: <<”Sì agli appostamenti al Parco del Delta”. Il consigliere provinciale Vidali: “Utili per le future aree Wilderness”>>. <<”Altro che smantellarli (a seguito di un blitz delle guardie del W.W.F. e della Capitaneria di Porto di Chioggia, vennero scoperti e sequestrati alcuni appostamenti abusivi nel Parco. La Capitaneria chiese all’Amministrazione Provinciale di demolirli, n.d.r.). Gli appostamenti di caccia in area Parco del Delta del Po vanno mantenuti perché potrebbero servire per le future aree Wilderness”. E’ una voce in netta controtendenza quella di Gianni Vidali, il consigliere provinciale portotollese già assessore alla Caccia nell’amministrazione Brigo…>>.

Da “Il Gazzettino-cronache di Rovigo” dell’8.3.2000: <<Il Caso. Gli ambientalisti “sparano” sulla Provincia. Proteste per l’esclusione di Italia nostra dalla commissione faunistico-venatoria>>.<<…La Provincia di Rovigo ha escluso Italia Nostra dalla commissione faunistico venatoria provinciale…La stretta logica dei numeri…ha fatto preferire una neoassociazione,…”di chiara espressione venatoria” (“Kronos”, afferente a Cacciatori Veneti, n.d.r.)…”Il presidente di Kronos rodigina, designato in commissione, è indicato come titolare di un’armeria a Lendinara. Saccardin, che ha nominato nella Commissione Faunistico Venatoria provinciale un siffatto ambientalista, dovrà spiegare adesso ai cittadini come si possa conciliare l’amore per la natura con la vendita di mezzi per sterminare la componente fondamentale dell’ambiente: la fauna selvatica”>>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 5.3.2001: <<BOTTA E RISPOSTA. Il Wwf rodigino attacca le intenzioni di tre consiglieri regionali. Parco, giù le mani dalla legge. "Vogliono fare un piacere ai cacciatori permettendogli di introdurre armi">>. <<Con solerzia sospetta, i tre consiglieri regionali Campion, Marangon e Tiozzo intendono modificare la legge regionale 36 del 1997 per permettere l'introduzione di un nuovo articolo che consentirebbe l'introduzione di armi nel Parco, andando incontro alle lagnanze dei cacciatori del delta…Una prima considerazione politica è doverosa. Tale decisione è l'ennesimo esempio di assoggettamento dei politici tutti (da destra a sinistra) alla lobby dei cacciatori…Wwf sezione di Rovigo>>. <<LA REPLICA. Campion: nessuna "lobby", è una questione seria>>. <<Mi stupisce la dichiarazione del Wwf di Rovigo…Mi riferisco a chi mi ha accusato di aver risposto ad esigenze lobbistiche per aver presentato con i colleghi Marangon e Tiozzo un progetto di legge che tende a regolamentare il transito nelle aree a parco di chi viaggia legittimamente con armi al seguito…Elder Campion consigliere regionale>>.

Emblematico, infine, è quanto riportato nell’articolo de “Il Gazzettino-cronache di Rovigo” del 7.2.1997, dove il Presidente della Federcaccia, Arnaldo Pisetti,  si lamenta della poca cortesia degli impiegati dell’ufficio caccia della Provincia. Oltre alla “reprimenda”, inoltre, disvela “il rapporto idilliaco” con l’assessore Gianni Vidali. <<”Mi viene riferito dai miei presidenti di sezione o semplici associati che quando si presentano negli uffici caccia della Provincia il più delle volte sono trattati come scocciatori, con sorrisi ironici e battute fuori luogo che non fanno certo onore a funzionari provinciali assunti, e pagati, per essere al servizio dei cittadini “…”E dire – ha proseguito – che l’assessore Gianni Vidali si comporta in modo completamente diverso, capisce i nostri problemi e cerca, nell’ambito del sue competenze e della legge, di venirci incontro…>>.

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(6)"Adria, Comune del Delta"

A pagina 294 del libro “Il Delta del Po. Terra e gente aldilà dei monti di sabbia”, a cura di Marcello Zunica, “Rusconi immagini”, laddove Graziella Andreotti parla del “vagantivo”, è scritto, ibidem,: <<Intorno ad Adria spaziarono le lagune fino alla metà del secolo XII…>>; successivamente, a pagina 296,  ibidem,: <<…(sempre a proposito del fatto che anche gli adriesi vivevano del vagantivo, come tutte le altre “genti del Delta”, n.d.r.)…Un atto notarile del 29 e 30 novembre 1587 registra i nomi di tutti i capifamiglia di Adria che si dichiarano cannaroli, cioè viventi esclusivamente del far canna. Ben centoventi nomi, che rappresentano oltre milleseicento individui aventi come sostentamento l’uso di quelle valli e la conseguente industria delle arelle, grisòle, stuoie ed altre manifatture composte di canne e simili piante palustri. Più della metà della popolazione viveva con la canna, e forse in numero maggiore, se si pensa che il far canna era diritto non dei poveri, ma di tutti i cittadini…>>.

Ad Adria, fino ai primi anni ’50, esisteva ancora una fabbrica di lavorazione della canna di palude, nella zona detta “Cannareggio”, ubicata vicino al ramo cittadino del Canal Bianco, una delle zone più vecchie di Adria.

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(7)"l'ostilità contro il Parco del Delta"

“Da il Gazzettino-cronache di Rovigo” del 20.4.1999 : <<Tribunale. Dopo sei udienze dibattimentali. Blocco sulla Romea: tutti assolti i ventisette imputati>>.<<Tutti assolti. E' la sentenza che ha concluso il processo per il "blocco della Romea" avvenuto a Porto Viro, allora Contarina, il 23 dicembre 1993 in occasione di una manifestazione contro il Parco del Delta. Erano state rinviate a giudizio 27 persone, tra cui esponenti politici e amministratori locali i quali "in concorso fra loro e di numerose altre persone non identificate, al fine di impedire o comunque ostacolare la libera circolazione, riunendosi anche con automezzi industriali e agricoli", avevano ingombrato la S.S. 309 Romea provocando l'interruzione totale al traffico veicolare in entrambi i sensi di marcia dalle 10 alle 11,30"…>>.

Da “Il Gazzettino-cronache di Rovigo” del 20.2.1993: <<Ottocento persone scendono in piazza con i trattori – Assente Frigo. Porto Tolle si mobilita. “Non vogliamo il parco”>>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 19.2.1998 (articolo di M.G.Bergo): <<Porto Viro. Incendio alla torretta delle valli. "E' un grave atto di vandalismo">>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 26.11.1999 (articolo di Enrico Garbin):<<Porto Tolle. Per la seconda volta quest'anno sono stati tagliati gli ormeggi della struttura galleggiante unico collegamento con la spiaggia di Boccasette. Quel ponte senza pace. Sotto accusa i cacciatori per restare indisturbati nella piccola isola>>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 27.11.1999 (articolo di Enrico Garbin):<<Porto Tolle. Ancora una volta si devono registrare azioni irresponsabili che offendono l'immagine del territorio e della popolazione del Delta. Vandali contro il Parco. Distrutti molti segnali turistici ed altri sono stati imbrattati di colore>>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 6.8.2000: <<Ancora un atto di vandalismo nel Delta. Staccato il pontile galleggiante a Scano Boa. La struttura già rimessa in funzione>>.

Da "Il Gazzettino-cronache di Rovigo" del 24.01.2000 (articolo di Enrico Garbin): <<Oasi di Cà Mello. Bruciato capanno per osservazioni>>.