La vita nei campi


Nell'esilio i Saharawi hanno dato vita ad una delle esperienze organizzative e di progresso sociale e civile più straordinarie della storia moderna in uno dei deserti più inospitali della terra, quello dell'Hammada di Tindouf, dove la temperatura in luglio e agosto supera 60° e d’inverno cala sotto lo zero.
Dopo i primi anni di obiettiva difficoltà il Fronte POLISARIO è riuscito a realizzare il modello organizzativo di quello che sarà il futuro Stato indipendente. Ciò che colpisce il visitatore che si reca agli accampamenti è il livello di efficienza, l'estrema dignità delle strutture e delle tende-abitazione, l’atmosfera orgogliosa e determinata che vi si respira, il ruolo fondamentale, insolito per una società islamica, della donna, la vita armoniosa in comunità, tutti per tutti, e l'intensa operosità per evitare quel degrado fisico e mentale portatore della remissività e del vittimismo che potrebbero pericolosamente condurre ad una società basata esclusivamente sull'assistenzialismo.
La popolazione degli accampamenti è divisa in quattro wilayas che, come unità amministrative, corrispondono alle nostre province. Ogni provincia comprende sei dairas, i comuni, tranne la wilaya di Dakhla che è composta da sette comuni, Le wilayas e le dairas portano i nomi di città e località del Sahara Occidentale attualmente occupate dalle truppe marocchine. Questo per sottolineare lo stretto legame con la propria terra di origine.
Le wilayas sono quelle di El Ayoun (comprendente le dairas di Hagunia, Tcera, Amgala, Dora, Guelta e Bou Craa), Ausserd (con i comuni di Bir Genduz, Zug, Miyek, Tichla, Aguenit e La Guera), Smara (dairas di Mahbes, Farsia, Tifariti, Bir Lehlu, Gderia, Hausa) e Dakhla (comuni di Argub, Bir Enzaran, Ain Beda, Glabat al Fula, Oumdreiga, Boujdour e Zarefia).
Ogni comune, diviso in quattro quartieri, conta circa 10.000 abitanti in gran parte donne, anziani e bambini, considerato che gli uomini sono al fronte. La differenza di queste cifre da quelle del censo spagnolo dipendono dalla presenza di Saharawi provenienti da tutta la regione e, principalmente, dal vertiginoso aumento delle nascite avutosi in questi anni.
Esistono poi delle istituzioni di rilevanza nazionale che si sono sviluppate in modo tale, per la presenza delle persone che vi lavorano e dei loro familiari, da acquisire una notevole importanza per numero di abitanti: sono i casi dell'Istituto professionale per donne "27 febbraio", delle scuole nazionali "9 giugno" e "12 ottobre" e dell'ospedale nazionale. Questi istituti portano i nomi di date storiche per i Saharawi: il "27 febbraio" ricorda la proclamazione della RASD, il "9 giugno" rievoca il martirio del fondatore del Fronte POLISARIO El Uali Mustafa Sayed e il " 12 ottobre" fa riferimento alla riunione di Ain Bin Tili nel 1975 dove la nuova generazione, rappresentata dal Fronte POLISARIO, si incontrò con i tradizionali leaders saharawi riuscendo a raggiungere l'unità nazionale riguardo la necessità dell'indipendenza per il progresso del paese.
Le tende che si vedono agli accampamenti non sono le tradizionali e spaziose jaimas di lana e pelli di capra e di cammello, ma normali tende da "campagna" che offrono rifugio, ognuna a un nucleo familiare. Vicino alle tende ogni famiglia ha costruito alcuni piccoli ambienti, in mattoni d'argilla, che fungono da cucina e da abitazione per i mesi più freddi. L'illuminazione è fornita da lampade a gas facilmente reperibili in Algeria così come le bombole che alimentano i fornelli per le cucine. Alcuni edifici, come le receptions destinate all'ospitalità delle delegazioni e gli ospedali, godono dell'apporto di gruppi elettrogeni che sono in funzione solo alcune ore al giorno.
Nell'ottobre 1994 un improvvisa quanto eccezionale inondazione ha cancellato la wilaya di El Ayoun arrecando gravissimi danni anche alla wilaya di Smara ed al nucleo abitato sorto intorno la scuola "27 febbraio": oltre a otto vittime, dobbiamo registrare la morte di centinaia di animali indispensabili per l’economia di sussistenza dei Saharawi (capre e cammelli) e il danneggiamento irreparabile di migliaia di tende che ha lasciato più di 10.000 famiglie senza riparo per affrontare il duro inverno nel deserto.
Come accennato in precedenza i campi sono quasi esclusivamente abitati da donne, vecchi e bambini (gli uomini, per lo più al fronte, tornano in famiglia per brevi periodi solo ogni quattro mesi) e quindi la loro organizzazione è in mano alle donne che, normalmente, presiedono i cinque Comitati popolari che esistono in ogni daira.
Come i nostri assessorati, i Comitati popolari individuano i settori più rilevanti delle necessità e delle attività svolte all’interno di una comunità ma, a differenza della nostra tradizione, fra i Saharawi tutti gli abitanti di una daira fanno parte dei comitati ed ogni persona dà il proprio contributo a favore della collettività nel campo che preferisce.

I Comitati popolari sono: artigianato, sanità, educazione, giustizia ed alimentazione.

Il Comitato dell'artigianato raggruppa tutte quelle persone che, a conoscenza di un mestiere creativo e lavorando la materia prima recuperabile ai campi, realizzano oggetti che vengono inviati all’estero o regalati alle delegazioni in visita come testimonianza di una tradizione e di una cultura che non solo non sono state perse nell'esilio ma vengono oggi sempre più recuperate.

II Comitato della sanità riunisce tutti coloro che hanno qualche esperienza nella materia; i compiti del Comitato sono principalmente di prevenzione grazie a grosse campagne che vengono effettuate periodicamente all’interno dei campi: ogni mattino tutte le dairas sono ripulite dai rifiuti e spesso apposite ispezioni controllano il rispetto delle norme igieniche fondamentali all’interno delle tende. In ogni comune funziona un dispensario con un infermiere specializzato.
In caso di malattie di una certa gravità il malato viene indirizzato all'ospedale della wilaya; se anche questo non avesse i mezzi necessari per una terapia efficace si ricorre all'ospedale nazionale. La struttura sanitaria nella RASD è però sottoposta a tutte quelle carenze tipiche di situazioni in cui mancano l’energia elettrica continua, i macchinari e i medicinali.
I casi non risolvibili ai campi sono trasferiti in Algeria o all'estero presso paesi, comitati ed associazioni solidali con il popolo saharawi. La buona volontà e il rigore della prevenzione hanno comunque fatto si che in 20 anni di esilio mai si sia verificata un'epidemia all’interno degli accampamenti.

Il Comitato dell'educazione ha un compito di supporto di tutta la politica nazionale svolta a favore dell'istruzione. Elemento più unico che raro in Africa, l'analfabetismo non esiste fra le nuove generazioni saharawi e per gli adulti si provvede con apposite campagne estive gestite da studenti. In ogni daira vi è una scuola materia; ogni due comuni si trova una scuola elementare anche se in considerazione della crescita demografica, si stanno costruendo scuole elementari per ogni comunità. I programmi scolastici sono a base nazionale e dalla terza elementare viene impartito obbligatoriamente l'insegnamento dello spagnolo. Le scuole sono miste e questo è sorprendente in una regione che vede l’acutizzarsi dell'integralismo. L'insegnamento del Corano contribuisce alla formazione religiosa dei Saharawi.
I gradi di istruzione superiore sono impartiti nei due collegi nazionali "9 giugno" e "12 ottobre"; l'istruzione liceale ed universitaria dipende dal sostegno estero: sono moltissimi i ragazzi saharawi che studiano in Algeria e nei paesi dell'America Latina, altri frequentano istituti ed università siriane, libiche e spagnole. In numero molto minore anche l’Italia ha la sua rappresentanza di studenti saharawi. Un discorso a parte merita la scuola "27 febbraio" che è in realtà un istituto professionale femminile; ogni anno oltre 1500 ragazze apprendono dattilografia, informatica, inglese, francese, spagnolo. All’interno della scuola vi sono anche corsi per infermiera, maestra d'asilo, giornalista oltre che di artigianato (tappeti, sartoria, utensileria). Una scuola simile alla "27 febbraio" è la Olof Palme della wilaya di El Ayoun, costruita grazie al contributo svedese.

Il Comitato della giustizia, vista l'assenza di fenomeni di criminalità, si preoccupa essenzialmente di organizzare le cerimonie dei matrimoni, di fornire la tenda agli sposi e di risolvere le pratiche di divorzio, piuttosto frequenti. La religione islamica permette di aver più mogli ma nella realtà i Saharawi sono tendenzialmente monogami e pur se molto religiosi vivono la loro fede senza alcuna forma di fanatismo e intolleranza. La diversità dei Saharawi si evince dalla condizione e dal ruolo della donna, da sempre, come in tutte le società nomadi, le donne hanno goduto di privilegi sconosciuti negli altri paesi islamici. Nella guerra le Saharawi hanno rafforzato questa posizione: l'amministrazione e organizzazione dei campi è stata affidata alle donne, le quali, grazie a scuole professionali adeguate, sono riuscite a colmare il divario tradizionalmente esistente con l’altro sesso. Esse hanno ruoli di primo piano all'interno del Fronte POLISARIO e l'UNMS (Unione Nazionale Donne Saharawi, associazione membro di molte federazioni femminili internazionali) è una delle istituzioni cardine delta RASD in quanto promuove lo sviluppo civile, politico e culturale della Società.

Il Comitato dell’alimentazione è il pilastro dell'intera struttura organizzativa dei Saharawi in esilio; esso gestisce, a livello comunale, le forniture che arrivano da paesi, organizzazioni internazionali e associazioni di solidarietà. II Comitato è l'unica autorità competente a distribuire a tutti i profughi, famiglia per famiglia, la spettante quota di aiuti. Questo modello organizzativo evita fenomeni di accaparramento purtroppo comuni in altre situazioni simili.

Negli accampamenti ognuno svolge una mansione per la comunità ricevendo in cambio la certezza di un sostegno collettivo, indispensabile per sopravvivere nel deserto. Legati al problema dell'alimentazione e di un'economia di sussistenza si collocano gli sforzi nel campo, della produzione e della diffusione di un'educazione economica fra la popolazione.
In quest'ottica va spiegata l’agricoltura nel deserto che, pur restando molto al di sotto del fabbisogno reale, è considerata importante perché fornisce vitamine fresche ai più bisognosi. Essa è inoltre il terreno di sperimentazione di quelli che dovranno essere i criteri e le tecniche di produzione agricola una volta tornati nel Sahara Occidentale; attualmente esistono un orto per ogni wilaya e un complesso agricolo nazionale polivalente accompagnato da un interessante progetto di allevamento di polli (oltre 30.000). Sono molto importanti anche gli allevamenti di cammelli e capre e quelli sperimentali di bovini; ogni famiglia possiede alcune capre, tenute in appositi recinti all'esterno della daira. Negli accampamenti non circola normalmente moneta; solo ultimamente il Fronte POLISARIO ha introdotto valuta algerina, per educare le persone all'uso del denaro, ed ha favorito la nascita di piccoli empori in ogni comune.
Un problema di primaria importanza è quello della reperibilità dell'acqua. Attualmente pozzi di un certo rilievo si trovano nella località di Rabuni (in dialetto significa "rubinetto"), dove sono situati i principali ministeri della RASD, e nelle wilayas di Dakhla e El Ayoun; un servizio giornaliero di autobotti, rifornendo le numerose cisterne disseminate in tutte le dairas, serve le provincie di Smara e Auserd. L'organizzazione dei campi si completa con l'amministrazione comunale e provinciale affidata ai sindaci, ai governatori ed ai responsabili dei Comitati, eletti ogni anno dai Congressi popolari di base. Cellule e sezioni del Fronte POLISARIO sostengono il lavoro delle singole amministrazioni grazie ad un'intensa attività di confronto e dibattito, con la popolazione, sui problemi quotidiani e sull'evoluzione politica della causa.


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