Per un nuovo ordine internazionale

democratico e popolare:

dall’ONU degli stati all’ONU dei popoli

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Con le vicende belliche nei Balcani, si sta riproponendo la vecchia via ai "nuovi ordini internazionali" (per restare nella storia moderna: da Westfalia, 1648, a Bretton Woods e San Francisco, 1944-1945): la via della guerra combattuta sul campo, dei vincitori e dei vinti bellici, dell'imposizione della legge del più forte. L’ottica è di pace negativa: "se vuoi la pace, prepara e fai la guerra".

Per il prossimo millennio, il disegno di nuovo ordine mondiale della superpotenza e dei gruppi di potere alleati è quello già preannunciato con la guerra del Golfo.

E' un disegno di ordine mondiale gerarchico o imperiale, all'insegna della de-regulation da attuarsi, oltre che in campo economico, anche in quello giuridico-istituzionale nel senso di de-potenziare la "organizzazione internazionale" multilaterale, in particolare l'ONU e tutto il correlato sistema delle Nazioni Unite, dall'Unesco alla Fao, nonché di contrastare il processo di unificazione (pan)europea.

E' in atto il tentativo di rilanciare il primato del vecchio diritto internazionale delle sovranità statuali armate e confinarie (legge dell' homo homini lupus) sul nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità di tutte le persone umane e i popoli (Carta delle Nazioni Unite, Convenzioni giuridiche internazionali sui diritti umani).

Con questo tentativo si vuole, tra l'altro, frenare e controllare la diffusione e la crescita di ruolo politico delle organizzazioni non governative (non-profit) e del volontariato, di quel "continente non territoriale" che agisce nel solco della legalità aperto dal nuovo diritto internazionale e propugna coerentemente valori e obiettivi quali: tutti i diritti umani per tutti, sviluppo umano ovunque, pace positiva, democrazia internazionale, governabilità globale, sussidiarietà, statualità sostenibile, ONU dei Popoli.

Gli elementi negativi da cui cercano di trarre profitto i propugnatori del modello gerarchico sono:

Linee di tendenza su cui fanno leva i propugnatori dell'ordine mondiale democratico e pacifico:

Y interdipendenza mondiale, come situazione scomoda che però spinge a confrontarsi, a dialogare e a "gestire insieme"

Y transnazionalizzazione di rapporti e strutture, in particolare in campo non-governativo

Y organizzazione permanente della cooperazione internazionale

Y internazionalizzazione dei diritti umani, in termini di normazione giuridica, dibattito e azione politica, organizzazione specializzata

Y diffusione della cultura di "global civil society", di "global governance" e di "democrazia internazionale"

Y crescita di attenzione di alcune grandi religioni nei riguardi dei diritti umani

Y tenuta della "idea delle Nazioni Unite" nonostante le obiettive inadeguatezze e le campagne denigratorie della stampa transnazionale

Y crescita di ruolo internazionale degli enti locali

Di seguito, la sinossi dei disegni di "ordine mondiale" gerarchico (o imperiale), democratico (e pacifico).

Fra i punti che li rendono antinomici, di diritto e di fatto, c'è in particolare quello relativo al principio di autorità sopranazionale per quanto riguarda l'uso della forza militare, la giurisdizione penale e l'orientamento sociale dell'economia.

Ordine mondiale gerarchico (o imperiale)

-Sovranità degli stati

-Sicurezza nazionale

-Potere di veto (CdS) e voto ponderato

(FMI, BANK)

-"Alleanze"

-Guerra

-Soluzione conflitti: guerra e/o negoziato

-Mercato unico mondiale

-Competitività economica

-Coservazione attuali 'terms of trade'

-Controllo mass-mediologico

-Omologazione culturale, nazionalismi

-Protagonismi stati e diplomazia

-Approccio all’ordine mondiale:

pace negativa "divide et impera"

Ordine mondiale democratico (e pacifico)

-Diritti umani

-Sicurezza collettiva

-Democrazia internazionale

-Organizzazioni internazionali

-Divieto uso forza (eccetto che a fini di polizia)

-Soluzione conflitti: divieto uso della forza,

negoziato, giurisdizione sopranazionale,

operazioni di polizia militare e civile

-Sviluppo umano

-Orientamento sociale dell'economia

-Nuova divisione internazionale del lavoro Nord-Sud

-Libertà d'informazione

-Salvaguardia diversità, multiculturalismo, interculturalismo, transculturalismo

-Soggettualità plurima e differenziata: stati, ong, organizzazioni internazionali, enti di governo locale e regionale

-Approccio all'ordine mondiale: pace positiva "dialoga, coopera, condividi"

Ai sensi del vigente Diritto internazionale, fondato primariamente sulla Carta delle Nazioni Unite, sulla Dichiarazione Universale dei diritti umani e sulle successive Convenzioni giuridiche internazionali, il sistema di sicurezza collettiva si configura nei seguenti termini:

T la "guerra" è vietata (Preambolo, artt. l, 2, 24 e altri della Carta delle NU; art.20 della Convenzione giuridica internazionale sui diritti civili e politici):

T per la risoluzione dei conflitti, la via principale è quella della prevenzione, del negoziato e della giurisdizione internazionale (artt. l, 2, 33):

T l'uso della forza, a fini non di guerra ma di polizia, è riservato all'ONU e alle organizzazioni regionali dietro espressa autorizzazione dell'ONU (artt. 40, 41, 42, 43, 44, 52, 53):

T è vietata la legittima difesa preventiva da parte dei singoli stati:

S è consentita, in via eccezionale, l'autotutela individuale e collettiva degli stati (soltanto) in risposta ad aggressione armata (art,51):

T gli stati hanno l'obbligo di conferire in via permanente alle Nazioni Unite parte delle loro forze armate (art. 43).

Di fatto, il sistema di sicurezza delle Nazioni Unite non funziona perché gli stati, a cominciare dai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza - USA in particolare - non hanno (ancora) implementato l'articolo 43. l vari contingenti di Caschi Blu non sono la forza permanente di polizia militare prevista dal suddetto articolo.

 

Nel disegno di ordine mondiale gerarchico, la Nato dovrebbe sostituire l'Onu nell'uso della forza militare.

Nel disegno di ordine mondiale democratico:

Y l'Onu, debitamente riformata e democratizzata, dovrebbe esercitare in via esclusiva le funzioni di polizia internazionale:

Y dovrebbe procedersi al disarmo, iniziando con la creazione della forza permanente di polizia militare delle Nazioni Unite e il controllo sulla produzione delle armi

Y dovrebbe rapidamente entrare in funzione la Corte penale internazionale

la Nato dovrebbe cessare di esistere:

Y in Europa, dovrebbe essere attivato un sistema di sicurezza pan-europeo (Europa Casa Comune), in stretto coordinamento col sistema delle Nazioni Unite:

Y la Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, OSCE, dovrebbe bastare, data la sua struttura trans-atlantica, a mantenere buone relazioni con Usa e Canada:

Y l'Europa deve procedere, senza indugio, a mettere in opera un sistema di sicurezza e di cooperazione economica nel Mediterraneo.

 

Rilanciando l'istituto della GUERRA si rilancia il protagonismo degli stati e il relativo jus ad bellum (diritto di fare la guerra), che non lascia spazio o condiziona pesantemente l'esercizio di funzioni di autorità sopranazionale nel campo della sicurezza (azioni di polizia militare internazionale) e in quello della giurisdizione penale (Corte penale internazionale).

IL FUTURO DELLA SICUREZZA NEL MONDO SI PONE OGGI, MOLTO CHIARAMENTE, IN TERMINI DI ALTERNATIVA: O ONU O NATO.

La chiave per l'opzione ONU sta nell'EUROPA.

Su quali soggetti contare perché questa opzione venga fatta?

Primariamente su quelle 'forze profonde della storia' che hanno interiorizzato il discorso dei diritti umani, della democrazia internazionale e dell'interculturalismo:

organizzazioni non governative

s gruppi di volontariato

s comunità religiose

s enti di governo locale e regionale

s mondo dell'educazione e della formazione.

Sono i nuovi soggetti politici "affidabili"(reliable) perché capaci di agire, con coerenza e fedeltà ai valori umani universali, lungo una linea di continuità che va dalla città all'ONU.

Sono le forze che stanno dimostrando di essere determinati a fare uscire la democrazia dal cono d'ombra in cui è stata finora confinata nel campo della politica estera e internazionale.

(A cura del prof. Antonio Papisca e del prof. Marco Mascia del Centro Diritti umani dell'Università di Padova)