Cile: Massacro del Corpus Christi


Da: "odep" odep@reuna.cl

http://www.geocities.com/CapitolHill/Congress/7620/odepcorpuschristi1.html

A dodici anni dal massacro del Corpus Christi, 
lo scrittore cileno Pedro Lemebel scrive:

"Se sono nel tuo ricordo, sono parte della storia". 
Victor Jara


Probabilmente, come notizia spettacolo della passata dittatura, il massacro
del Corpus Christi, anche chiamato "Operazione Albania" dalla CNI (Centrale
Nazionale di Informazione), è stato uno dei fatti più ripugnanti che hanno
commosso il paese con il suo doppio modo di fare notizia. 

Da una parte, il giornalismo complice di "El Mercurio" e "Canal Trece",
dove appariva il giornalista accando ai cadaveri ancora tiepidi, facendo
credere che questo era il saldo dello scontro a fuoco tra la sovversione
armata e gli apparati di sicurezza che proteggevano il paese dall'estremismo. 

Dall'altro lato, il racconto clandestino, nello zampillio di sangue color
cioccolato del massacro, nella paraplegica contorsione dei dodici corpi
sorpresi a man salva, annientati all'improvviso dal crepitare delle
raffiche che bruciano la pelle, nell'assalto del battaglione che penetrò
nelle case come una vampata, abbattendo porte e rompendo finestre, come
branco di cani rabbiosi, come muta di iene sbavanti, come manipolo di
coioti cechi con l'ordine d'uccidere, di squartare a colpi di fucile ogni
ombra, ogni figura di uomo, bimbo o donna che, feriti, cercano a tastoni la
via di fuga. 

Lì, resa cieca da uno spillo di polvere da sparo alla tempia, la bimba
apprendista guerrigliera, sembrava danzare, inchiodata una ed un'altra
volta dal caldo ardore della mitragliatrice. Più in là, il giovane
idealista non riuscì a bere dalla tazza che aveva in mano e cadde sul
tavolo, in un'emorragia di sangue e caffe' che inamidarono la sua camicia
bianca, ancora più bianca nel fiume di crisantemi rossi che che uscirono
dal suo petto.

Gelo e sangue condirono la zuppa di quella notte. Il gusto opaco
dell'orrore inacidì la cena in quelle case delle dodici vittime. La madre
dell'alunna piangendo non credette, il fratello del cittadino disse che era
uscito presto, senza dire nulla. Il padre dell'universitario non volle fare
dichiarazioni, i vicini commentavano a voce bassa l'orribile calamità. 

E tutti noi che allora nuotavamo controcorrente nella lotta, sentimmo
nuovamente la rabbia e poi la stoccata della paura, una paura senza fondo,
una paura stomacale di presentire l'ombra degli stivali dietro la porta. 

Si erano capaci anche di questo….. avevano pianificato freddamente quella
notte di lupi e coltelli. 

Si avvicinarono ai luoghi, allertando i vicini che non si affacciassero.
Alcuni prima li rapirono e, dopo, li fecero apparire freddi e massacrati.
Altri li ammanettarono eccitandosi  a pali, attendendo. Probabilmente si
spartirono le vittime nel vederle arrivare, e all'ordine di procedere, non
ebbero sussulti nel bagnarsi di sangue, senza pietà, in questa orripilante
esaltazione. 

E, dopo aver ucciso i sopravviventi con un colpo di grazia, si rilassarono
in questo silenzio tappetato di cadaveri, mettendosi a ridere, dandosi
pacche sulle spalle, felicitandosi mutuamente per il successo dell'operazione.

Forse dopo questo fatto, il centinaio di uomini cileni, membri delle forze
armate della CNI, un po' stanchi, ritornarono alle loro case, salutarono la
loro donna, baciarono i loro bimbi  e si sedettero a vedere i notiziari.
Si, poterono mangiare rilassatamente e furono capaci di felicitarsi vedendo
la fila di corpi contratti sfilare attraverso gli schermi. Si, quella notte
dormirono profondamente e senza pastiglie, ed anche formicarono con la loro
donna e nel momento di venire tornarono ad uccidere, eiaculando freddo sui
corpi andati. Si, quella notte di uncini qualcuno di loro generò un figlio
che oggi va per gli undici anni. 

Si, il bimbo cammina per mano con questo ex della CNI, vicino alla via
Pedro Donoso, Varas Mena o Villa Frei, ma non sa perché suo padre evita di
passare per queste vie. Si oggi è nuovamente aperto il caso "Operación
Albania", qualcuno di loro è stato chiamato a depositare una dichiarazione,
e prima di uscire ha paura di guardare negli occhi scuri di questo bimbo
che domanda. Si, ha paura! Si, infine sente paura! Che sia questo l'inizio
del giudizio, nell'innocenza che interroga come castigo senza fine !

A ricordo di Ignacio Valenzuela P., Patricio Acosra C., Julio Guerra O.,
Iván Enríquez G., Patricia Quiroz N., José Valenzuela L., Ricardo Rivera
S., Elizabeth Escobar M., Manuel Valencia C., Ester Cabrera H., Ricardo
Silva S., Wilson Henríquez G.

Santiago del Cile, 15 - 16 giugno 1987-1999     

Pedro Lemebel