Dal 1994 l’Operazione Colomba segue e condivide la vita delle popolazioni serba ed albanese nel Kossovo e nella Jugoslavia, dal 1992 e' presente nei Balcani. Dal 1998 siamo presenti in modo permanente nell’area per cercare attraverso la condivisione ed il dialogo una soluzione alle continue violazioni dei diritti umani ed alla logica della violenza perpetrata dalla polizia serba ed in modo speculare dall’UCK. I nostri volontari sono rimasti fino all’ultimo accanto alla popolazione serba ed albanese. In questo momento in cui l’impotenza e la rassegnazione possono prevalere non possiamo dimenticarci che: La presenza dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) e di civili disarmati come i nostri volontari ed Obiettori di Coscienza ha limitato e controllato le violenze, non risolvendo comunque la situazione, ma dando un contributo concreto ad evitare una escalation totale del conflitto, tenendo conto anche della limitatezza della presenza civile e dell’OSCE. E’ mancato e manca tuttora un chiaro mandato politico dell’ONU per attivita' di interposizione e di protezione della popolazione civile. Perche' non si e' voluto legittimare l’ONU come autorita' internazionale e si e' chiesto parere al Consiglio di Sicurezza solo a bombardamenti avvenuti? Perche' l’unica presenza militare cui si e' fatto affidamento e' stata quella della Nato e non dei Caschi Blu, con compiti di Polizia Internazionale e protezione umanitaria? La comunita' internazionale e' piu' interessata ad imporre i propri interessi strategici piuttosto che trovare una soluzione che tuteli la pace ed i diritti di tutti. Milosevic ha scelto la logica della violenza assoluta compresi i bombardamenti della NATO, per rafforzare il suo regime ed ottenere di fatto la spartizione del Kossovo e la cancellazione vera e propria della popolazione albanese. Oggi, sotto i bombardamenti, Milosevic puo' fare del Kossovo e dei suoi abitanti quello che preferisce. Il problema oggi non sono solo i bombardamenti, che di fatto non hanno arginato la violenza e la tragedia umanitaria. Il problema e' che non siamo in grado di fermare la guerra; oggi, piu' che mai, e' chiaro che con la violenza la logica del massacro prende forza. Se e' vero che il governo di Belgrado si e' reso responsabile in questi anni di gravissime violazioni dei diritti umani e di almeno tre guerre, ci sembra ovvio e doveroso non firmare accordi economici che sostengano questo regime. Purtroppo abbiamo constatato come l’Italia abbia mantenuto forti legami commerciali in questi anni con la Jugoslavia (tanto da divenire il secondo partner commerciale) e con altri paesi in simili situazioni (vedi Turchia). Proponiamo a tutti coloro che hanno a cuore la pace in Kossovo e nei Balcani di coinvolgersi: L’Associazione Papa Giovanni XXIII raccoglie da subito disponibilita' ad intervenire nell’area, non appena possibile, per evitare ulteriori massacri e per soccorrere la popolazione civile (Tel. 0541 751498). Promuovere nelle proprie citta' forme di mobilitazione/preghiera/digiuno per chiedere la fine della violenza dei Serbi sugli albanesi, dell’UCK e della NATO e per ridare spazio al dialogo ed alla presenza civile in Kossovo. Per i digiuni invitiamo a fare riferimento alla Associazione Beati Costruttori di Pace (tel. 049 8755897). Proporre alle proprie amministrazioni locali di fare propria la posizione degli Enti Locali per la Pace riuniti nella Tavola della Pace (rivolgersi a Pax Christi Tel. 080 3953507). Rivolgiamo un accorato appello alle chiese ed alle comunita' religiose italiane affinche' siano solidali con gli esponenti religiosi e politici che in Kossovo e Serbia lavorano ed hanno lavorato per la pace. In questo momento manifestiamo forte preoccupazione per la vita di Padre Lush Gjergji. Chiediamo la fine dei bombardamenti e immediato cessate il fuoco da ogni parte. Una conferenza di Pace dei Balcani ed una presenza civile nell’area: rientro dell’OSCE supportato da un contingente di Caschi Blu per azioni di polizia e protezione dei civili, presenza di organismi civili, Obiettori di Coscienza per costruire la pace e promuovere il rientro di tutti i profughi. Ridare parola ed autorita' all’ ONU. Il Presidente della Associazione Papa Giovanni XXIII Don Oreste Benzi