MILITARI OBIETTORI

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Militare di professione: sei contrario a questa guerra?

 

Ti invitiamo a leggere questa pagina Internet in cui abbiamo realizzato un fac-simile di dichiarazione di indisponibilita' per i militari (anche a ferma prolungata e in servizio permanente) che non volessero partecipare ad azioni di guerra in questo conflitto. Il testo e' stato scritto da Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, con la consulenza del magistrato Domenico Gallo, membro del comitato scientifico di PeaceLink.

Per informazioni:

PeaceLink http://www.peacelink.it

e-mail: a.marescotti@peacelink.it

 

 

Al comandante dell'unita' militare

e per conoscenza ai membri della Commissione Difesa della Camera e del Senato

 

 

Oggetto: comunicazione ai sensi dell'articolo 25 del Regolamento di Disciplina Militare

 

 

Io sottoscritto .........................

nato a..................................... il

in servizio presso l'unita' militare....................................

 

dichiaro quanto segue.

 

Sono entrato nelle Forze Armate italiane desideroso di offrire il mio contributo, con il massimo del mio impegno e della mia serieta' di uomo e cittadino, ai compiti istituzionali a cui le Forze Armate sono preposte. Non rinnego nulla della mia scelta di militare.

Tuttavia l'impiego delle Forze Armate Italiane nel conflitto del Kosovo mi pone problemi morali e giuridici circa la legittimita' e le modalita' dell'intervento armato in Kosovo. Per cui, come uomo e come cittadino, e ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione che mi permette di esprimere il mio parere, intendo porvi a conoscenza delle seguenti osservazioni:

 

- l'articolo 11 della Costituzione Italiana italiana recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Quindi la mia partecipazione ad un intervento di guerra in Kosovo non rispetterebbe lo spirito di questo articolo che esplicitamente non solo "esclude" ma "ripudia" (termine ancora piu' forte e perentorio) la guerra come "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Ovviamente cio' non esclude la partecipazione di militari italiani ad un contingente di caschi blu dell'Onu (o di forze comunque autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu) per azioni di polizia internazionale che tutelino le popolazioni del Kossovo. Infatti la seconda parte dell'articolo 11 della Costituzione italiana afferma che l'Italia "consente in condizioni di parita' con gli altri stati alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le nazioni, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo." Poiche' sono entrato nelle Forze Armate italiane giurando fedelta' alla Costituzione, sentirei di venir meno a tale giuramento se partecipassi a questo conflitto e pertanto, per quanto mi riguarda, desidero essere esonerato da ogni impego bellico in questo conflitto che contrasti con l'articolo 11 della Costituzione.

 

- Quando sono entrato nelle Forze armate sapevo di mettere a disposizione la mia vita, ma, giurando fedelta' alla Costituzione, ho giurato fedelta' all'articolo 52: "La difesa della patria e' sacro dovere del cittadino". La mia vita la metto e la mettero' a disposizione della Patria. Ma questo conflitto deborda dall'articolo 52 e potrebbe mettere a rischio la mia vita per ragioni che non attengono alla difesa della Patria.

 

- Sono consapevole che abbiamo l'obbligo di rispettare accordi internazionali sottoscritti dall'Italia e che e' in essi rientrino i miei doveri di militare. Ma proprio informandomi attentamente sugli obblighi internazionali, ho potuto appurare con assoluta certezza che l'intervento della Nato non ha autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Siamo nell'illegalita' dal punto di vista del diritto internazionale generale che ha fondamento nella Carta delle Nazioni Unite", ha dichiarato il professor Antonio Papisca, docente di Relazioni Internazionali all'Universita' di Padova, intervistato da Radio Vaticana (fonte: Avvenire 25/3/99). Questa informazione mi ha turbato e non vorrei rendermi corresponsabile di un'azione illegale nel senso citato.

La risoluzione dell'Onu n.1203 chiede la fine di una emergenza umanitaria e il ripristino della pace ma non autorizza l'uso delle armi e quindi io - ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione - non sono autorizzato a compiere un'azione di guerra priva di legalita' internazionale e sono tenuto anzi a "ripudiarla".

 

- Sono consapevole che fra gli obblighi internazionali dell'Italia ci sia anche l'appartenenza alla Nato e tuttavia anche qui l'intervento Nato confligge con principi che non sono solo le disposizioni della Costituzione italiana e della Carta dell'Onu ma che sono gli stessi su cui la Nato sorge, ossia il Trattato Nord Atlantico firmato a Washington 50 anni fa (precisamente il 4 aprile 1949) e che e' ancora ora la fonte normativa suprema per le azioni militari della Nato. L'attuale intervento della Nato in Kossovo e contro Belgrado, pur con le finalita' "umanitarie" annunciate (salvo poi a verificarne gli effetti), non rientra nel principio di funzionamento della Nato in cui i paesi membri sono tenuti ad intervenire solo in caso di aggressione di un altro paese membro. E la guerra in Kossovo non e' contemplata in questo ambito, fuoriuscendo da quanto previsto dagli articoli 3, 4, 5 e 6. Quest'ultimo in particolare specifica in modo molto preciso, anche da un punto di vista geografico, cosa si intenda per "attacco armato contro una o piu' parti" della NATO: il Kossovo e la Jugoslavia non vi rientrano nella maniera piu' assoluta.

 

Mi rivolgo ai miei superiori con la consapevolezza di esprimermi non contro ma per l'adempimento dei compiti istituzionali per cui ho prestato il seguente giuramento:

 

"Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservare la Costituzione e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e delle libere istituzioni" (legge 11/7/78, n.382).

 

Non intendo compiere con questa mia comunicazione alcun atto contrario all'obbedienza che nel regolamento di disciplina militare (approvato con DPR 18/7/86 n.545) e' cosi' definita all'art.5:

"1. L'obbedienza consiste nella esecuzione pronta, rispettosa e leale degli ordini attinenti al servizio e alla disciplina, in conformita' al giuramento prestato.

2. Il dovere dell'obbedienza e' assoluto, salvo i limiti posti dalla legge e dal successivo art.25".

 

Questa mia comunicazione rientra nel comma 2 dell'art.25 del regolamento che specifica: "Il militare al quale venga impartito un ordine che non ritenga conforme alle norme in vigore deve, con spirito di leale e fattiva partecipazione, farlo presente a chi lo ha impartito dichiarandone le ragioni, ed e' tenuto ad eseguirlo se l'ordine e' confermato".

 

Tuttavia sempre l'articolo 25 del Regolamento (citato nell'art.5 dello stesso) e' esplicito nel limitare l'obbedienza assoluta e nell'indicare quale mio dovere quello di non eseguire in alcun caso, neppure se mi venisse confermato, "un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni di Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato".

 

Pertanto la mia obbedienza, non potendo trasgredire la legge fondamentale dello stato (la Costituzione al suo art.11) e della Comunita' Internazionale (la Carta dell'Onu) non potra' essere assoluta e mi riservero' caso per caso di discernere se si dovessero porre in essere azioni di guerra la cui partecipazione personale costituisse reato ai sensi della Convenzione di Ginevra o violazione della Costituzione Italiana a cui ho giurato di essere fedele.

Tanto premesso e poiche' non intendo in alcun modo venir meno al mio giuramento di militare alla Costituzione Italiana, dichiaro di essere fermamente intenzionato a compiere tutti i passi consentiti a me come cittadino in uniforme al fine di non eseguire alcun ordine in contrasto con la Costituzione Italiana.

In ogni caso faccio appello al rispetto della mia coscienza, delle mie convinzioni etiche, umanitarie e religiose riconosciuto dalle norme internazionali e nazionali che tutelano la persona di fronte a obblighi non accettabili per la coscienza, sulla base della "liberta di coscienza", valore primario dell'ordinamento democratico, come riconosciuto dalla Corte Costituzionale (sentenza 476/91).

 

Con osservanza

 

firma...............................................