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Storia della Marcia della Pace di Aldo Capitini - parte 2




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Questi quattro caratteri della Marcia mi sono stati chiarissimi fín dal 1960:

1) che l'iniziativa partisse da un nucleo indipendente e pacifista integrale (Centro di Perugia per la nonviolenza)

2) che la Marcia dovesse destare la consapevolezza della pace in pericolo nelle persone più periferiche e lontane dall'informazione e dalla politica;

3) che la Marcia fosse l'occasione per la presentazione e il "lancio" dell'idea del metodo nonviolento al cospetto di persone ignare o reluttanti o avverse;

4) che si richiamasse il santo italiano della nonviolenza (e riformatore senza successo).

(...)

Messici al lavoro cercando di avvertire e stimolare quante più persone si potesse, si vide che quanto alla data della Marcia, si doveva rinunciare al proposito di farla presto, e così, dopo aver fissato varie scadenze, si arrivo a quella del 24 settembre 1961, che il risultato ha dimostrato molto felice. Nei mesi fino a tutto il giugno 1961 non si può dire che le adesioni e gli impegni di partecipazione (nelle cedolette aggiunte alla circolare d'invito) fossero molti. (...) Così da luglio, terminati i miei impegni di insegnamento, mi accinsi ad un lavoro intensissimo - ormai il "parto" era prossimo, e non si poteva tomare indietro - perché la notizia si diffondesse. Chi è stato alla Marcia ed ha visto quale varietà di persone vi fosse, delle minoranze religiose e pacifiste (forze per la prima volta insieme), non pensa che io speravo in un numero maggiore, e in una quantità di nostri cartelli molto più rilevante. Anche questo indica che la Marcia Perugia-Assisi è stata il suscitamento di un pacifismo integrale e nonviolento molto maggiore e più dinamico di quello che c'era prima: oggi si può contare su più persone, su migliore volontà, su notevole prontezza di attività; è segno che la Marcia l'ha fatta emergere, l'ha polarizzata; il pacifismo di prima era frammentario, talvolta sedentario e lontano da un contatto con moltitudini che possono diventare pacifiste integrali (c'erano donne che avevano le lacrime agli occhi per la commozione al passare della nostra Marcia; ho visto contadini levarsi il cappello). (...) Le accuse, prima della Marcia, erano alquanto varie: chi disse che io ero "manovrato" dai comunisti, chi ci accusò di fare la marcia dei "vegetariani"-. "Il Borghese" del 14 settembre 1961 terminava l'articolo sulla Marcia scrivendo che: "Ripensandoci, a conti fatti, tra vegetariani e baluba preferiamo i secondi".

Questi quattro caratteri della Marcia mi sono stati chiarissimi fn dal 1960:

1) che l'iniziativa partisse da un nucleo indipendente e pacifista integrale (Centro di Perugia per la nonviolenza)

2) che la Marcia dovesse destare la consapevolezza della pace in pericolo nelle persone più periferiche e lontane dall'informazione e dalla politica;

3) che la Marcia fosse l'occasione per la presentazione e il "lancio" dell'idea del metodo nonviolento al cospetto di persone ignare o reluttanti o avverse;

4) che si richiamasse il santo italiano della nonviolenza (e riformatore senza successo).

(...)

Messici al lavoro cercando di avvertire e stimolare quante più persone si potesse, si vide che quanto alla data della Marcia, si doveva rinunciare al proposito di farla presto, e così, dopo aver fissato varie scadenze, si arrivo a quella del 24 settembre 1961, che il risultato ha dimostrato molto felice. Nei mesi fino a tutto il giugno 1961 non si può dire che le adesioni e gli impegni di partecipazione (nelle cedolette aggiunte alla circolare d'invito) fossero molti. (...) Così da luglio, terminati i miei impegni di insegnamento, mi accinsi ad un lavoro intensissimo - ormai il "parto" era prossimo, e non si poteva tomare indietro - perché la notizia si diffondesse. Chi è stato alla Marcia ed ha visto quale varietà di persone vi fosse, delle minoranze religiose e pacifiste (forze per la prima volta insieme), non pensa che io speravo in un numero maggiore, e in una quantità di nostri cartelli molto più rilevante. Anche questo indica che la Marcia Perugia-Assisi è stata il suscitamento di un pacifismo integrale e nonviolento molto maggiore e più dinamico di quello che c'era prima: oggi si può contare su più persone, su migliore volontà, su notevole prontezza di attività; è segno che la Marcia l'ha fatta emergere, l'ha polarizzata; il pacifismo di prima era frammentario, talvolta sedentario e lontano da un contatto con moltitudini che possono diventare pacifiste integrali (c'erano donne che avevano le lacrime agli occhi per la commozione al passare della nostra Marcia; ho visto contadini levarsi il cappello). (...) Le accuse, prima della Marcia, erano alquanto varie: chi disse che io ero "manovrato" dai comunisti, chi ci accusò di fare la marcia dei "vegetariani"-. "Il Borghese" del 14 settembre 1961 terminava l'articolo sulla Marcia scrivendo che: "Ripensandoci, a conti fatti, tra vegetariani e baluba preferiamo i secondi".