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From: Marina Berati <marina.berati@mclink.it>
To: <
pck-animali@peacelink.it>
Sent: Thursday, February 10, 2000 9:50 PM
Subject: Forum ambientalista

Vi rigiro, da parte di Milo, questa notizia, tratta da:

http://www.freeweb.org/politica/prc-roma/

Ciao,
Marina
---------------------------

Manifesto per un forum ambientalista

Incontro a Roma il 4 marzo 2000, Palazzo della Provincia di Roma
Chi e perché

Noi sottoscritti, che viviamo da lungo tempo le problematiche dell'ambiente
siamo profondamente convinti del loro interesse
vitale, imprescindibile, per il nostro presente e il nostro futuro.

Il mondo in cui viviamo è sempre più segnato dal degrado ambientale: sulle
dimensioni globali come su quelle locali. E ciò si
accompagna a crescenti sofferenze umane e sociali di cui sono segnali la
fame nel mondo, il divario sempre più marcato fra
ricchi e poveri, il peggioramento delle condizioni per il lavoro.

L'accelerazione di questi fenomeni nel nostro tempo è l'effetto di un
processo neoliberista di globalizzazione dell'economia che
ha sconvolto i modi di produzione, gli assetti sociali e i nostri stessi
modi di vivere, segnando una nuova fase di dominio del
capitale.

Siamo convinti che un orientamento culturale, mentale e politico
all'altezza dei problemi, cui l'umanità si trova di fronte nel
nostro tempo, e le azioni da portare avanti di conseguenza, si legano
strettamente alle scelte di cui saremo capaci in fatto di
politiche ambientali, e che proprio da queste ci possano venire nuovi
motivi validi, e una volontà rinnovata per fuoriuscire dal
modello capitalista.

Perciò avvertiamo l'esigenza del presente invito alla discussione. E
proponiamo una possibile agenda di temi.

La Economia Globale

Il contrasto tra le specifiche modalità evolutive della nostra specie e
quelle complessive della biosfera è venuto avanti, come
sappiamo, parallelamente alla storia delle civiltà umane: fino
all'accelerazione impresa dalla civiltà industriale al degrado fisico
planetario. Tanto che la seconda metà di questo secolo ha visto profilarsi
la minaccia della "saturazione", dell'incapacità della
Terra di sopportare ancora senza deterioramenti irreversibili nostri
aumenti di numero e di consumi di noi esseri umani.

L'estensione al mondo intero, dopo la caduta del Muro, di un Sistema
Economico Globale fondato sulla totale libertà di
movimenti e comportamenti di capitali e di imprese ha impresso al degrado
un'accelerazione ulteriore: col moltiplicarsi dei
consumi di risorse, dei guasti e degli inquinamenti - sotto i colpi di una
corsa sfrenata al profitto - ad opera di soggetti
deresponsabilizzati - nei confronti dei governi e dei popoli, sempre più
insensibili ai valori civili ovvero ai diritti umani e alle
istanze sociali.

Soggetti che dispongono perdipiù di sempre nuove tecnologie portatrici di
alterazioni ambientali, sanitarie e sociali sempre meno
controllabili. Al punto che - contrariamente alle speranze di ieri - gran
parte dell'umanità non si aspetta più miglioramenti per la
propria esistenza.

La situazione

Il nuovo ordine mondiale si rivela tutt'altro che portatore di
miglioramenti della condizione umana nel suo complesso. Lo
dimostrano insieme i danni all'ambiente sempre più gravi (effetto serra,
desertificazione, inquinamenti della biosfera, ecc.) e la
dilatazione continua delle aree di povertà e di emarginazione. Si conferma
e si rafforza quindi la negatività di uno sviluppo
fondato sulla crescita quantitativa, (ancorché rallentata dai limiti
fisici) che produce effetto serra e povertà.

Appare sempre più manifesta, dietro i processi dell'economia globale, la
presenza egemonica USA a tutto campo: dai
protezionisti vecchio-stile (la "guerra delle banane") all'imposizione al
mondo dei brevetti transgenici, all'uso ormai sistematico
degli strumenti di guerra a sostegno della supremazia economica. La guerra
è divenuta strumento ordinario di gestione della
potenza imperiale USA sugli scacchieri mondiali e delle sue contraddizioni,
senza riguarda per gli effetti umanamente e
ambientalmente tragici e inaccettabili.

Non c'è nessun sollievo per le "aree povere", i cui abitanti vedono
addirittura tornare ad abbreviarsi le speranze di vita, mentre
la pressione demografica e la povertà spingono all'emigrazione verso le
"aree forti" del mondo. Dove più che accoglienza li
aspettano, come sappiamo, lo sfruttamento o l'espulsione.

Così l'insicurezza sta diventando, per parti sempre maggiori degli uomini e
delle donne del nostro tempo, la normale condizione
di vita.

Le istituzioni della democrazia contano sempre meno. L'americanizzazione
imposta porta a sostituirne i loro poteri con quelli di
strutture tecnocratiche (FMI, WTO, Banca Mondiale) espressione diretta dei
potentati economici.

Anche le esperienze di governo delle sinistre moderate e verdi in Europa
subiscono la "curvatura liberista": anzi la assumono
come connotato di modernità, rinunciando perciò a perseguire le priorità
sociali e ambientali. Cade così anche la speranza di far
prevalere in qualche misura le esigenze dell'ambiente sulle logiche di
mercato.

Anzi accade il contrario. È il mercato che ingloba l'ambiente: dalla
"brevettabilità genetica" alla compravendita delle quote di
inquinamento, alla mercificazione delle risorse naturali primarie (acqua,
energia, suolo).

Le privatizzazioni sono uno degli strumenti di questo processo
mercificatore.

Ma l'aspetto forse più inquietante sta nella passività coatta a cui sono
condannate le grandi moltitudini umane per la cappa di
piombo imposta dal "pensiero unico" alle capacità di reazione e alle
volontà di riscatto.

La necessità di reagire

Se pensiamo alla portata sconvolgente di quel che accade - dalle guerre
alle manipolazioni genetiche alla resa di milioni di
persone alla condizione di cavie per simili pratiche di dominio
politico-tecnocratico - sentiamo con nettezza che non si può più
né tacere né stare a guardare.

È necessario rimettere in campo un fronte di alternativa, che contesti
apertamente economia globale e neoliberismo, si schieri a
favore di un modello diverso di società, si alimenti delle aspirazioni a
una nuova prospettiva di liberazione: a un nuovo modo di
essere di sinistra, di perseguire insieme libertà ed eguaglianza. A un
ambientalismo che rifiuti la subalternità al sistema
capitalistico.

Un fronte che si ispiri alle tante esperienze di lotta che mettono insieme
ambiente e equità sociale: dal Chiapas ai Sem-terra ai
Paysans francesi di José Bové ai comitati nostrani contro i rifiuti e per
la lotta all'elettrosmog.

Un fronte simile vedrà necessariamente ancora nel mondo del lavoro una sua
parte integrante. Tanto più oggi, quando il
"compromesso sviluppista" messo in crisi da una "crescita senza sviluppo"
né maggiore occupazione né redistribuzione del
raddito ed anzi il neoliberismo mira a vanificare le stesse conquiste dei
lavoratori.

Un fronte che rifiuti le lusinghe mistificanti della Terza Via ("l'amore
per il rischio"), il lavoratore "imprenditore di se stesso", i
fondi-pensione sul mercato dei capitali) e si dia invece come finalità le
"garanzie come diritto". Garanzie di lavoro con
l'affermazione dei diritti umani e fra essi le libertà e i diritti
sindacali e fondamentali della persona e per condizioni di lavoro
sicure, non inquinanti nonché per condizioni decorose di vita.

Un fronte, infine, capace di ri-creare le condizioni favorevoli a un
movimento autenticamente rosso-verde. "Ecosocialista". Che
possa aiutare donne e uomini a ricostruire e a superare positivamente le
cause e i nessi del loro disagio sociale e ambientale. E a
muoversi per venirne fuori.

Da questo punto di vista ciò che è accaduto a Seattle è di grandissima
importanza e mostra la praticabilità.

Queste, grosso modo, le opzioni che un fronte alternativo simile dovrebbe
impegnarsi a portare avanti:

la consapevolezza dei "valori in sé" legati alle condizioni ambientali;
la subordinazione sistematica delle motivazioni economiche a quelle sociali
e ambientali;
la pratica attiva della solidarietà, dell'equità e della razionalità
parsimoniosa nell'uso delle risorse;
il rifiuto totale della guerra e della violenza;
un diverso rapporto Nord-Sud basato sull'equità e la cooperazione solidale;
una politica di accoglienza e di integrazione interetnica, contro ogni
forma di razzismo;
il diritto al lavoro e a una sua retribuzione tale da garantire condizioni
decorose di vita;
il diritto alla sicurezza: a una società senza rischi né sul lavoro né nei
rapporti con l'ambiente;
il riconoscimento del valore pubblico (collettivo per eccellenza) dei beni
ambientali: acqua, aria, suolo, energia, beni
ambientali e culturali, patrimoni genetici;
la costruzione di un collegamento forte fra i temi del lavoro e
dell'ambiente;
la riconquista della "dimensione locale" dell'economia e della socialità in
contrapposizione alle pulsioni dissipative,
inumane e genocide dell'Economia Globale.

Il caso ITALIA

Le capacità di tradurre questi principi in pratiche operative concrete
mancano al governo del nostro paese. Grande è la
delusione rispetto alle speranze del 21 aprile. Ha prevalso ancora la
logica esclusivamente monetarista, la continuità coi vecchi
modi dello sviluppo. Anche quando (raggiunta ormai l'unità monetaria
europea) avviare un cambiamento di rotta sarebbe stato
più agevole, questa possibilità è stata lasciata cadere.

Ambiente e qualità sociale non sono iscritti in realtà nella pratica di
questo governo. La possibilità di creare "nessi virtuosi"
lavoro-ambiente-patrimonio artistico-culturale (nonostante le proposte
avanzate da anni dagli ambientalisti) non sono prese in
considerazione. Si seguitano a privatizzare risorse fondamentali. Anzi
sulla privatizzazione delle risorse, acqua, energia, suolo, si
pensa di costruire occasioni di accumulazione. Analogamente le
infrastrutture (dall'Alta Velocità in poi) tendono a divenire
luogo di profitto e di controllo sugli assetti territoriali e sulla
circolazione di merci appaltato a poteri forti. Così come permane la
logica delle grandi opere sbagliate e a grave impatto ambientale (dal Ponte
sullo Stretto al Mose di Venezia). Si liberalizzano le
tecnologie produttive di elettrosmog senza neanche averle prima
disciplinate con leggi. Addirittura si svendono i beni culturali e
gli usi civici di proprietà pubblica. Il territorio è sempre più
compromesso, aria acqua e terre sempre più contaminate, le città in
preda alla congestione, ai gas venefici e agli inquinamenti acustici da
mezzi motorizzati.

Le scelte per il "che fare"

Chiaro che un programma alternativo, fondato sul nesso lavoro-ambiente,
sarà bene costruirlo collegiamente. Alcune idee
tuttavia possono essere anticipate.

Guerra e ambiente

Per guardare all'ambiente secondo un'ottica globale che implica un pensiero
alternativo sul modo di produrre e di consumare,
dobbiamo anche tenere insieme, nella nostra riflessione, l'analisi del
distruggere, oltre a quella del come ricostruire o risanare o
riequilibrare o nutrirci: dobbiamo trovare un'alternativa alla
globalizzazione economica, e contestualmente un'alternativa alla
logica della distruzione e del riarmo atomico, chimico e tecnologico.

Dobbiamo aprire una battaglia politica contro la logica complessiva della
distruzione e diffondere la coscienza che oggi la Nato
e il suo militarismo, braccio armato del 'nuovo governo mondiale' e delle
sue istituzioni economiche, sono la più grossa
minaccia per la vita sul pianeta e tutti i suoi equilibri naturali.

Ambiente e pace sono temi inscindibili, non per motivi ideologici, ma per
le condizioni concrete della nostra vita oggi, in epoca
di restaurazione e neo-militarismo.

Non possiamo veramente ricominciare a costruire se non smettiamo di
distruggere, o almeno se non facciamo prendere
coscienza all'opinione pubblica che i responsabili della guerra hanno
commesso un atto tragicamente colpevole con la guerra
alla Serbia e bisogna ripararlo, invece di perseverare diabolicamente nella
logica della morte e della distruzione con le nuove
decisioni in campo militare.

La presenza della guerra accanto a noi, come figura mentale oltreché catena
infinita di violenze fisiche e materiali non può essere
rimossa, deve essere sempre presente nelle nostre analisi e proposte.

Per questo pensiamo che gli ecopacifisti debbano impegnarsi anche in una
battaglia culturale, difendendo un altro modo di
ragionare e contestando la logica della distruzione fondata sulla categoria
del nemico, per cominciare a disarticolare
sistematicamente il militarismo delle coscienze.

Per ricostruire sulle macerie dell'ambientalismo istituzionalistico e dello
'umanitarismo bellico' della sinistra liberista e della
Federazione del sole che ride, partecipi di un governo che ha fatto la
guerra, noi ambientalisti critici, rosso-verdi, ci impegniamo
a sviluppare un pensiero alternativo e una pratica politica attorno al
rinnovato ripudio della guerra ed alle iniziative a favore della
cooperazione dal basso e del governo non armato dei conflitti.

L'economia locale, autocentrata.

La prima esigenza è quella di sottrarsi gradualmente, dove e come è
possibile, all'egemonia esclusiva del mercato globale
dando vita ad attività economiche fondate sulle peculiarità e sulle
vocazioni dei diversi luoghi. Un'economia che:

rivaluti la dimensione locale valorizzando le risorse ambientali e umane;
sia rivolta a soddisfare sia bisogni primari dei cittadini (prodotti
agricoli- alimentari, casa, abbigliamento, ecc.), sia
domande più legate alla qualità della vita (cultura, musica, sport,
turismo, ecc);
riduca gli spostamenti di merci e persone, quindi, i trasporti con i
relativi consumi energetici e inquinamenti.

Di un processo simile faranno parte le attività agricole-zootecniche
'ecologicamente compatibili' (dagli orti sotto-casa agli
allevamenti sul campo); quelle di recupero e riclico dei residuati e
rifiuti; quelle di restauro-risanamento-manutenzione per
l'edilizia e l'arredo urbano, verde incluso; quelli di aggiustatori,
artigiani, operatori culturali, ecc., attività tutte che andranno
sostenute con agevolazioni pubbliche.

Lavoro - Ambiente

La seconda idea è che la nuova occupazione debba venire in larga misura dai
grandi progetti di risanamento ambientale
(forestale, idrogeologico, agricolo, urbano, aree industriali) con la
possibilità di creare centinaia di migliaia di posti di lavoro.

I piani di bacino

Importanza estrema ha la realizzazione di "Piani di bacino" per la
ri-naturalizzazione e la riqualificazione dei rapporti fra il
territorio e le acque. La vegetazione arborea come sostegno e "respiro"
della terra. L'acqua come vita. Il fiume come cultura.
Possono essere queste le premesse per uno sviluppo diverso. E concretamente
sono i piani di bacino la base di un diverso
governo del territorio.

Le conversioni ecologiche

E se l'effetto-serra mette in discussione la vita stessa della biosfera,
occorre concentrare le politiche per fronteggiarlo in modo
ben più radicale di quanto previsto dagli impegni (disattesi, peraltro) di
Kyoto.

Ciò di cui c'è bisogno è una conversione complessiva "in chiave ecologica"
delle diverse attività: produzioni, infrastrutture,
energia, trasporti?

Il rischio zero

Bisogna affermare nelle produzioni, per le lavoratrici e i lavoratori e le
popolazioni, il diritto a ricercare, a realizzare e a garantire
il rischio zero. Il che significa che ci deve essere un principio di
cautela in cui spetta ai produttori dimostrare la non nocività a
breve, a medio e a lungo termine, e non il contrario ovvero che tutto è
consentito se non si dimostra da parte degli esposti
(lavoratrici, lavoratori, popolazioni) la nocività.

Questo deve valere per tutti i componenti dei cicli e dei processi
produttivi oltreché per i prodotti finali.

Il risanamento dei siti industriali e la loro messa in sicurezza nonché la
riconversione degli impianti inquinanti devono essere
progettati e promossi con rigorosi interventi guidati dal pubblico. E che
ci deve essere un adeguato controllo pubblico sui rischi
delle produzioni, che sia a disposizione dei delegati alla sicurezza e
fornisca strumenti utili alla contrattazione.

Le città

Sono attraversate da profondi fenomeni generatori di crisi, che ne
rimettono in discussione il ruolo specifico di "nicchia
ecologica" per i loro abitanti. L'accumulo di inquinamenti, la paralisi
della mobilità, le disfunzioni, il moltiplicarsi dei processi di
mercificazione e formazione di rendite, il dilagare delle emarginazioni e
della povertà ne sono la sostanza.

La riconquista di una vita cittadina, della qualità dell'abitare e di un
"effetto-città" in armonia con la natura è un grande obiettivo.
Richiede la riqualificazione di tutti i cicli e di tutte le funzioni
urbane.

Emblematico è il "diritto alla mobilità", che richiede scelte concrete
(trasporto pubblico, blocco delle ulteriori espansioni,
razionalizzazioni di funzioni e di orari) per avvicinarci al massimo
all'obiettivo della città senz'auto. Ma altrettanta importanza va
data per lo stesso fine al "diritto alla non-mobilità": all'assicurare ai
cittadini le cose più necessarie all'esistenza quotidiana entro
distanze quanto più possibile pedonali.

Il ciclo delle merci

Deve tendere a sostituire il tradizionale modello
produzione-consumo-rifiuti con un modello basato sul criterio di ridurre i
rifiuti
al minimo. Fin dalla scelta di partenza: su che cosa produrre, perché, per
chi, quanto, dove, come?.

Un circuito virtuoso, cioè, in cui le merci incorporino valenze sociali e
ambientali, siano pensate per l'utilità ed il benessere di
tutti, possano essere aggiustate per parti e non sostituite necessariamente
per intero, siano adatte ad essere reinserite dopo
l'uso nel ciclo produttivo (intere o per parti) non trasformandosi in
rifiuti evitando dunque le discariche e gli inceneritori che non
vogliamo.

Alla qualità delle merci, delle produzioni e delle attività economiche va
finalizzato il sistema di incentivi nazionali e europei.

La sanità dell'ambiente

La società industriale ha disseminato il territorio di inquinamenti e
veleni, che rischiano purtroppo di sopravvivere alle stesse
attività produttive. Dalla Farmoplant alla ACNA a Marghera? Ambiente e
lavoro umano sono stati troppo e troppo
malamente sfruttati. Abbiamo lasciato che si infliggessero malattie agli
uomini e alla natura.

E dunque la bonifica delle aree industriali è una necessità. Ed è anche una
straordinaria occasione per ripulire i territori
ricostruendo "nel profondo" la loro storia produttiva. Conoscere è
indispensabile sia per prevenire i rischi e le nocività che per
bonificare e per monitorare e tutelare la salute delle lavoratrici e dei
lavoratori nonché quella degli abitanti.

La bonifica va considerata come un terreno fruttuoso per sviluppare
ricerche a ciò finalizzate ovvero in grado di dar vita a una
vera e propria attività industriale nuova: propedeutica e complementare
rispetto a diversi aspetti delle funzioni e degli
insediamenti industriali.

Democrazia senza segreti e diritto alla sicurezza

Oggi si tratta, infatti, di lavorare per una società che sia in grado di
dare sicurezza e di eliminare o quantomeno ridurre
drasticamente e continuamente ogni tipo di rischio. Di portare ovvero di
imporre la sicurezza, l'igiene industriale e la salute in
ogni luogo e tipo di lavoro, nella città e nella vita domestica.

Il che significa necessariamente una gamma molto ampia di provvedimenti di
prevenzione dei rischi e delle nocività, di tutela
dell'integrità psico-fisica della persona, dell'ambiente e
dell'informazione. Non si può seguitare ad esser ridotti al ruolo di cavie
del profitto. Perciò occorre regolamentare, risanare (e quando necessario
vietare) le diverse fonti di rischio possibili,
dall'elettrosmog agli agenti cancerogeni, mutageni e teratogeni, ai
prodotti transgenetici.

La società alla quale aspiriamo e per la quale operiamo non ammette segreti
sui dati che riguardano la vita delle lavoratrici e dei
lavoratori e dei cittadini. Richiede quindi non solo l'accessibilità ma la
socializzazione di tutte le informazioni.

Biotecnologie

L'alimentazione è una grande questione aperta. La morte per fame falcia i
paesi poveri. La sottonutrizione è di massa. Ma il
degrado alimentare minaccia anche i poveri (e i non-poveri) dei paesi
ricchi.

La manipolazione biogenetica è l'opzione messa in campo dalle
Multinazionali per assumere il controllo e la proprietà della
alimentazione. In realtà per appropriarsi del controllo sulla riproduzione
della vita e giungere così al controllo totale.

Intenti e rischi inaccettabili. Perciò vanno rifiutate le sperimentazioni
"sul campo", le commercializzazioni, le brevettazioni e va
mantenuta in mani pubbliche la ricerca, i cui temi vanno però
preventivamente dibattuti pubblicamente per definire gli scopi, le
finalità e le priorità, vietando tassativamente le ricerche di carattere
militare.

Alimentazione - E con la lotta al transgenico va aperta una grande vertenza
sul diritto all'alimentazione. A scala mondiale,
europea e nazionale. Vertenza che riguarda:

i rapporti tra Nord e Sud del mondo;
lo sviluppo "autocentrato" dei paesi terzi;
la rigorosa tutela della biodiversità in ogni dove del pianeta;
le politiche europee, che devono vedere gli incentivi orientarsi verso le
produzioni più "fondate sul lavoro" e più utili
all'umanità nel complesso;
il recupero per tutti delle possibilità di accesso ai prodotti "sani", oggi
limitate tanto dal disagio economico che dalle
politiche ispirate dalle Multinazionali transgeniche (Maastricht, Consiglio
d'Europa).

Per una critica ecologista dell'economia e della politica

Una critica che contesti la logica quantitativa e della crescita fine a se
stessa e ricerchi e realizzi le soluzioni ai problemi sociali in
un ambito nuovo fondato (sui diritti di eguaglianza e fondamentali di ogni
donna e di ogni uomo) sulla qualità dotandosi anche di
nuovi indicatori socio-sanitari-culturali alternativi al PIL.

Fabrizio Giovenale, Roberto Musacchio, Giorgio Nebbia, Franco Russo, Andrea
Agostini, Vincenzo Aita, Gianni Alasia, Fabio
Amato, Ivano Bechini, Corrado Bendinelli, Marco Bersani, Salvatore
Bonadonna, Antonio Bruno, Boscarol, Carlo Borriello, Virginio Bettini,
Fabio
Baglioni, Santino Bonfiglio, Marco Caldiroli, Maurizio Catroppa, Franco
Coppola, Francesco Cirillo, Marinella Correggia,
Francesca Cau, Walter De Cesaris, Vezio De Lucia, Rossano
Ercolini, Enrico Falqui, Enrico Fedreghini,
Francesco Francisci, Giancarlo Furlan, Nella Ginatempo, Fulvio Grimaldi,
Aldo Iacomelli, Angelo Imbriani, Gianfranco
Laccone, Marcello Limoli, Ezio Locatelli, Severo Lutrario, Isidoro
Malandra, Luigi Mara, Laura Marchetti, Paolo Menichetti,
Emilio Molinari, Andrea Morniroli, Gianni Naggi, Luigi Nieri, Ciro
Pesacane, Onofrio Petillo, Dante Pomponi, Giuseppe
Prestipino, Carla Ravaioli, Mauro Riccardi, Giovanna Ricoveri, Carlo Ripa
di Meana, Annamaria Rivera, Elio Romano, Lello
Russo, Antonello Sotgia, Antonio Thiery, Enzo Tiezzi, Lucio Triolo, Anna
Maria Valentino, Stefano Zuppello.


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