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Tutte le informazioni presenti su questo sito sono di origine pubblica e ne e' incoraggiata la diffusione. In nessun caso sono state violate norme di sicurezza o segreti militari.
  Uranio impoverito
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A HEARING WITH MAJOR WITNESSES ON THE "BALKANS SYNDROME "

Tuesday 16 January 2001 - EUROPEAN PARLIAMENT - STRASBOURG

Documento presentato da Carlo Gubitosa - Associazione PeaceLink

A cura di Francesco Iannuzzelli e Carlo Gubitosa

(Disponibile anche in altri formati)

 

Dossier Uranio Impoverito

Mi chiamo Carlo Gubitosa, e vi parlo a nome dell'associazione PeaceLink, una associazione di volontari che dal 1992 lavorano utilizzando le nuove tecnologie dell'informazione, per offrire una alternativa ai messaggi proposti dai grandi gruppi editoriali e televisivi. PeaceLink collabora con associazioni di volontariato, insegnanti, educatori ed operatori sociali che si occupano di Pace, nonviolenza, diritti umani, liberazione dei popoli oppressi, rispetto dell'ambiente e libertà di espressione. L'associazione non è legata a nessun partito o movimento politico e la nostra unica forma di finanziamento sono i liberi contributi dei cittadini che vogliono sostenerci.

Durante i bombardamenti del 1999 contro la Repubblica Federale di Jugoslavia, grazie all'impegno di tutti i volontari che hanno raccolto documenti e notizie, abbiamo creato un circuito alternativo di informazione attraverso l'internet. Accanto all'informazione "ufficiale" delle agenzie di stampa, dei giornali e della televisione, si è sviluppata in tutto il mondo una informazione popolare, su iniziativa di cittadini e gruppi di volontari interessati ad approfondire i problemi del Kossovo con un atteggiamento critico, assumendo un ruolo attivo nel processo di creazione delle informazioni.

Dal 1999 ad oggi abbiamo raccolto ininterrottamente sulle nostre pagine internet mappe, articoli, pubblicazioni scientifiche e molte altre informazioni dettagliate e provenienti da fonti dirette e qualificate, per documentare l'utilizzo militare e civile delle scorie nucleari note con il nome di "uranio impoverito".

Nelle scorse settimane abbiamo continuato ad aggiornare la nostra raccolta di documenti sull'uranio impoverito, e utilizzando dei dati di pubblico dominio abbiamo realizzato alcune mappe del Kossovo in cui vengono segnalati con precisione i luoghi in cui la Nato nel 1999 ha effettuato dei bombardamenti utilizzando uranio impoverito.

In base alle informazioni raccolte abbiamo maturato alcune forti convinzioni in merito alle questioni legali e scientifiche relative all'utilizzo militare e civile dell'uranio impoverito.

  • Aspetti legali

Il comitato politico della Nato, riunito il 9 gennaio a Bruxelles, ha rifiutato la proposta italiana di una moratoria nell'uso di armi all'uranio impoverito, coerentemente a quanto affermato dallo stesso portavoce Nato, Mark Leaty. Leaty ha dichiarato testualmente che i proiettili all'uranio impoverito "sono armi legali, di cui nessuno ci ha chiesto, e che nessuna legge nazionale ci impone, la messa al bando".

Le affermazioni di Leaty sono smentite da una risoluzione delle Nazioni Unite approvata il 29 agosto 1996, un documento ufficiale ONU in cui si richiede testualmente ai paesi membri di "guidare le loro politiche nazionali in base alla necessità di mettere freno alla produzione e alla diffusione di armi per la distruzione di massa o con effetti indiscriminati, in particolare armi nucleari, armi chimiche, bombe fuel-air, napalm, bombe a grappolo, armi biologiche e armi contenenti uranio impoverito".

Un'altra fonte del diritto internazionale che proibisce l'utilizzo di armi capaci di provocare dei danni ambientali è il primo protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra, che all'articolo 55 stabilisce che "la guerra sarà condotta curando di proteggere l’ambiente naturale contro danni estesi, durevoli e gravi. Tale protezione comprende il divieto di impiegare metodi o mezzi di guerra concepiti per causare o dai quali ci si può attendere che causino danni del genere all’ambiente naturale, compromettendo, in tal modo, la salute o la sopravvivenza della popolazione".

Un ulteriore documento che dovrebbe rappresentare un freno per l'impiego dell'uranio impoverito è il "principio di precauzione" stabilito all'articolo 15 della "Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo del giugno 1992". Nel testo di questo articolo si afferma che "Per favorire la protezione dell'ambiente, l'approccio precauzionale dovrà essere largamente applicato dagli Stati in base alla loro possibilità. Nei casi in cui ci siano minacce di danni seri o irreversibili, la mancanza di conoscenze scientifiche complete non dovrà essere un motivo per rimandare misure efficaci per la prevenzione del degrado ambientale".

In base al principio di precauzione, riteniamo che in assenza di certezze e di fronte al rischio per l'integrità dell'ambiente naturale, delle popolazioni civili e dei militari a diretto contatto con l'uranio impoverito, sia un dovere etico fermarsi a riflettere con serietà su questi rischi, sospendendo l'utilizzo di questo materiale fino a quando non sia completamente dimostrata la totale assenza di pericolo.

Il fatto che una risoluzione delle Nazioni Unite sia passata inosservata mentre il dibattito interno alla Nato avveniva sotto i riflettori dei mezzi di informazione è per noi un preoccupante segnale di indebolimento dell'autorità delle Nazioni Unite, un grave sintomo della crisi di una istituzione che ancora oggi racchiude le speranze di chi non si rassegna all'idea che il mondo debba essere governato da un'alleanza militare regionale di 19 paesi anziché da un'assemblea planetaria di Nazioni. L'accoglimento di questa risoluzione Onu da parte dell'Europa avrebbe un significato politico che andrebbe molto al di là delle conseguenze pratiche della messa al bando dell'uranio impoverito. Sarebbe un forte segnale di rafforzamento e rivalutazione delle Nazioni Unite e dei valori da essa rappresentati.

  • Aspetti scientifici

Per quanto riguarda il dibattito scientifico in merito alla pericolosità dell'uranio impoverito, attualmente esiste una serie preoccupante di evidenze scientifiche che ci portano a credere che ci sia un effettivo rischio per i militari e le popolazioni civili che entrano in contatto con questo materiale.

In base ai documenti che abbiamo esaminato, e in base al rapporto presentato dal gruppo di studio italiano "Scienziate e scienziati contro la guerra" riteniamo che l'uranio impoverito, sia relativamente innocuo allo stato inerte, diventando però altamente dannoso se, in seguito alla sua combustione o alla sua ossidazione, viene inalato o ingerito sotto forma di pulviscolo o di ossido. Ai danni provocati dalla radioattività bisogna inoltre aggiungere quelli causati dalla tossicità chimica di questo materiale.

Questa tesi, sostenuta da numerose pubblicazioni scientifiche, è per di più confermata anche da due filmati realizzati dalle forze armate statunitensi, intitolati "Depleted uranium: hazard awareness" e "Contaminated and damaged equipment management operation", in cui vengono illustrati tutti i possibili rischi di contaminazione e le necessarie misure di precauzione. Una copia di questi filmati è stata messa a disposizione su supporto ottico per una eventuale consultazione da parte delle persone interessate.

Un altro punto critico riguarda l'effettiva composizione dell’uranio impoverito, che può essere prodotto sia come scarto dalla fabbricazione del combustibile nucleare che come riprocessamento del combustibile esaurito.

In questo ultimo caso, che sarebbe confermato da fonti militari, oltre alla presenza di vari isotopi di uranio vi potrebbero essere anche tracce di elementi transuranici come il plutonio oltre che di uranio-236, che si produce nei reattori. Nel materiale informativo allegato a questa relazione abbiamo riportato un documento del dipartimento dell'energia degli Stati Uniti, in cui viene confermata la presenza di plutonio all'interno dell'uranio impoverito immagazzinato in alcuni depositi americani.

In sintesi non basta parlare semplicemente di "uranio impoverito" ma è anche importante specificare qual è la provenienza di questo uranio, il processo industriale con cui è stato ottenuto, e la sua composizione chimica, perché l'eventuale presenza di plutonio può rendere l'uranio impoverito radiologicamente dannoso anche in assenza di combustione o ingestione.

  • Usi civili dell'uranio

Un vasto settore delle applicazioni dell'uranio impoverito riguarda anche gli utilizzi civili. L'uranio impoverito viene utilizzato come contrappeso nelle code degli aerei, negli elicotteri, nelle chiglie delle navi, nei muletti per il sollevamento dei pancali, nelle mazze da golf, come additivo in alcuni coloranti e come brillantante nelle pajettes. Anche in questo caso non basta sapere che si utilizza uranio impoverito per avere una misura effettiva della pericolosità di questo utilizzo, ma bisogna conoscere, oltre alla composizione dell'uranio, l'utilizzo che viene fatto del materiale. Maggiore è la possibilità di ossidazione e di combustione dell'uranio impoverito, maggiori saranno i rischi e i potenziali danni per la salute. Anche la quantità di materiale utilizzato è un parametro fondamentale per valutare l'entità dei rischi potenziali. In base a questi fattori riteniamo che, per quanto riguarda le applicazioni a scopo civile dell'uranio impoverito, i rischi maggiori siano legati all'utilizzo di questo materiale come contrappeso nelle code degli aerei, poiché l'ingente quantità di uranio impoverito necessaria per i contrappesi avrebbe un fortissimo impatto ambientale in caso di incidente aereo.

Oltre alla combustione in caso di incidente va tenuto in considerazione il fenomeno di corrosione del materiale, che può avere come effetto la dispersione nell'aria di particelle di uranio impoverito, le quali una volta ingerite o inalate rappresentano una grave minaccia per la salute. Alla luce di questi rischi sarebbe auspicabile favorire la sostituzione dei contrappesi all'uranio impoverito con dei contrappesi realizzati con altro materiale, ad esempio il tungsteno. I costi da sostenere per la sostituzione dei contrappesi sono solo una minima parte dei costi ambientali e sanitari che si renderebbero necessari in caso di incidente o di avaria di un aeroplano, con il conseguente incendio dei contrappesi.

E' auspicabile inoltre che negli stati membri vengano resi pubblici i dati relativi all'attuale utilizzo di uranio impoverito all'interno degli aerei di linea, per mettere in condizione i vigili del fuoco in servizio presso gli aeroporti di realizzare efficaci misure di prevenzione, dotandosi di attrezzature adeguate al rischio di contaminazione radioattiva e valutando i rischi connessi al transito e allo stazionamento di velivoli contenenti uranio impoverito.

Per gli stessi motivi è altrettanto importante che i cittadini europei siano in grado di verificare direttamente quanto uranio impoverito è presente nei paesi dell'Unione, quali sono le aziende che importano, esportano, utilizzano o lavorano uranio impoverito, e in quali settori dell'industria viene impiegato questo materiale.

Consultando via internet i dati della International Trade Commission americana siamo riusciti ad ottenere i dati relativi alle importazioni europee di uranio impoverito dagli Stati Uniti, ma non ci è ancora dato di sapere la composizione del materiale, per determinarne il grado di pericolosità, né sappiamo in che modo questo uranio viene impiegato, quali sono le aziende che lo utilizzano, dove viene immagazzinato, e quali sono le norme di sicurezza per evitare il rischio di una contaminazione. Poiché l'uranio impoverito proviene anche dal combustibile nucleare esaurito, è evidente che il monitoraggio dovrebbe riguardare anche le scorie nucleari prodotte dai vari paesi dell'Unione, per i quali non abbiamo al momento dati ufficiali.

  • La guerra dell'informazione

Il 23 aprile 1999, con il bombardamento della televisione serba RTS, la Nato ha dimostrato che al di fuori del territorio dell'alleanza la politica di guerra ormai considera l'informazione, o la censura dell'informazione, come un obiettivo prioritario, importante quanto le installazioni militari, o forse anche di più.

Quello che ci chiediamo è: perché per la politica di Pace l'attività di informazione, di documentazione, di dibattito, di ricerca non è un ambito privilegiato di attività ? Noi siamo convinti del fatto se ci fosse stata informazione corretta e trasparente ora non saremmo col dubbio (come sono in molti) o con la certezza (come siamo noi) che nei Balcani sia successa una catastrofe umana e ambientale; tutto questo sarebbe stato fermato, o chiarito, quando si era ancora in tempo.

Utilizzando dati di pubblico dominio, abbiamo realizzato delle mappe del Kossovo evidenziando le zone contaminate dai proiettili all'uranio impoverito utilizzati dalla Nato durante i bombardamenti. Improvvisamente le nostre pagine internet hanno registrato un aumento esponenziale del numero di accessi, e solo dopo alcuni giorni gli stessi dati sono stati diffusi dal ministero italiano dell'ambiente. Familiari di soldati continuano a scriverci per chiederci dei dati sulle condizioni dei territori in cui si trovano i loro figli. Aiutando queste persone il sentimento che si aggiunge a quello della solidarietà è quello della rabbia per la solitudine e la mancanza di informazioni che colpiscono tutte le persone che vorrebbero sapere qualcosa in più sui problemi relativi alla possibile contaminazione dei loro figli.

Una cosa che sperimentiamo quotidianamente con la nostra attività di volontariato dell'informazione è proprio la mancanza di dati concreti a disposizione dei cittadini. Sembra assurdo che in un paese civile debbano essere dei volontari pacifisti a tutelare la salute dei militari realizzando in proprio le mappe con i dati della contaminazione, mentre questo compito spetterebbe alle istituzioni pubbliche. Ancora più assurdo è il fatto che la popolazione civile presente nelle zone bombardate dalla Nato sia ancora tenuta all'oscuro di tutto, senza conoscere nemmeno le più elementari regole di comportamento da adottare per ridurre il rischio di contaminazione. Ci chiediamo se il compito di informare la popolazione civile del Kossovo spetti a chi ha materialmente compiuto i bombardamenti o a quei mezzi di informazione che i bombardamenti hanno cercato di distruggere.

Una grande lezione che ci viene dal dibattito sull'uranio impoverito è che i rapporti tra le istituzioni politiche, l'apparato militare, i mezzi di informazione e la popolazione devono essere improntati alla massima trasparenza, altrimenti si innesca un meccanismo che porta alla rovina generale, un "effetto domino" che colpisce tutti, con il rischio di pagare con la salute e con la vita. Quando il segreto militare uccide dei soldati, si trasforma in alto tradimento.

Riteniamo pertanto che sarebbe un grave tradimento continuare a negare la risposta ad alcune domande ormai urgenti. E' tempo di sapere quali sono le armi all'uranio impoverito in dotazione agli eserciti europei, quante sono queste armi, dove e come sono state utilizzate in Bosnia e in Jugoslavia. Gli abitanti del Kossovo, che abbiamo cercato di difendere dalla violenza, hanno il diritto di sapere quali sono i rischi e le possibili violenze che potrebbero subire a causa della presenza di uranio impoverito nel terreno, nelle falde acquifere o in sospensione nell'aria. Se abbandoneremo quelle persone a loro stesse, senza assumerci la responsabilità della decontaminazione e del risarcimento dei danni ambientali provocati dalla nostra azione militare, la nostra forma di governo non si dimostrerà migliore della dittatura che le bombe all'uranio volevano abbattere.

Alla luce dei fatti accaduti finora la struttura, le regole e le dottrine militari, in particolare quella della sicurezza e della segretezza, devono essere riviste. Oggi i moderni strumenti di guerra sono profondamente differenti rispetto al passato della storia dell'uomo. La tecnologia può generare processi irreversibili, come la contaminazione nucleare e chimica, le biotecnologie. Altri scenari che si stanno delineando possono innescare processi che sfuggono al controllo degli stessi militari.

Occorre quindi rimettere in discussione la nostra idea di sicurezza, per costruire la sicurezza europea su una solida base di progresso e solidarietà, anziché sui fragili presupposti della violenza e della coercizione. Oltre che un fatto puramente monetario, il rafforzamento e la coesione dell'Unione Europea possono essere una grande opportunità per riscrivere le regole della Pace e dei rapporti internazionali. E' una vostra responsabilità, signori deputati, fare in modo che i cambiamenti del futuro siano una spinta e non un freno per il progresso dell'Europa e dell'umanità. A breve ci saranno alcune decisioni fondamentali per il futuro dell'UE, come lo sviluppo della forza europea di reazione rapida, la militarizzazione dello spazio europeo, i vincoli al commercio delle armi, l'atteggiamento di fronte al progetto di scudo spaziale degli usa, il monitoraggio dell'ambiente, l'effetto serra.

Sarà importante ricordare l'insegnamento appreso dall'emergenza ambientale dei Balcani, per evitare che in futuro uno stato possa nuovamente riversare le proprie scorie nucleari su un altro stato sovrano, spacciando questo fatto come un intervento umanitario. Chi è convinto che la verità sia un'altra è invitato a dimostrarlo senza giri di parole, per trasparenza verso i cittadini europei e per onestà verso le popolazioni che raccoglieranno dalla loro terra i frutti dei nostri semi all'uranio.

Carlo Gubitosa - Associazione PeaceLink

c.gubitosa@peacelink.it

 

Appendice A - Elenco documenti allegati su supporto ottico (Cd-Rom)


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