Verso l'obbiettivo del World Food Summit di Jaques Diouf Direttore Generale della FAO

Originale http://www.fao.org/FOCUS/E/SOFI/for-e.htm

Traduzione di Andrea Salvetti

Tre anni fa, leaders di 186 paesi si incontrarono a Roma e fecero una dichiarazione solenne: dimezzare il numero della popolazione affammata entro l'anno 2015. Il mondo sta effettivamente procedendo verso la promessa fatta nel 1996 al Summit Mondiale sull'Alimentazione (World Food Summit)? Nuove stime per il 1995/97 mostrano che circa 790 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo non hanno sufficiente cibo. Questo corrisponde a piu' di tutta la popolazione di America del Nord e Europa insieme. Il "continente di affammati" comprende uomini, donne e bambini che non potranno mai raggiungere il loro completo sviluppo fisico e mentale a causa della mancanza di cibo - molti di loro potrebbero addirittura morire, essendogli negati i più elementari diritti di accesso al cibo. Questo stato delle cose è inaccettabile. Sì, il numero di persone sottoalimentate è diminuito di 40 milioni dal 1990/92, periodo al quale si riferiscono le stime di 830-840 milioni citate al Forum di Roma. Ma non possiamo permetterci di essere soddisfatti. Un'analisi più accurata dei dati rivela che nella prima metà degli anni '90 solamente un gruppo di 37 paesi ha raggiunto una riduzione pari a complessivamente 100 milioni. Negli altri paesi in via di sviluppo, il numero di persone "sottoalimentate" è in realtà aumentato di 60 millioni. L'attuale miglioramento annuale - una riduzione media di circa 8 millioni all'anno - ricade esattamente all'interno della traiettoria "business as usual". Se questo tasso di incremento non viene aumentato, più di 600 milioni di persone continueranno ad andare a letto affammate nei paesi in via di sviluppo nell'anno 2015. Per raggiungere l'obbiettivo del Summit è richiesto un tasso di incremento annuo molto più rapido, una riduzione media annua di 20 Millioni di persone nei paesi in via di sviluppo. La fame è spesso associata con i paesi in via di sviluppo. Sebbene questo sia vero, questo rapporto fornisce anche una evidenza statistica che il problema non è però limitato solo in queste zone. Per la prima volta la FAO presenta stime aggregate del numero di "sottoalimentati" nei paesi sviluppati. L'immagine che se ne ricava, 34 millioni di sottonutriti, conferma che anche i paesi industrializzati sono confrontati con la sfida di superare la scarsità alimentare. Sebbene molti di questi 34 millioni di cittadini vivano in paesi sottoposti a imponenti rivolgimenti economici e politici negli anni '90, sacche di povertà si ritrovano in ogni parte del mondo. E' mia convinzione che non ci sia nessuna ragione per non avere nel secolo a venire un mondo liberato dal problema della fame. Il mondo infatti produce già cibo in quantità sufficiente a nutrire la popolazione che lo abita attualmente. E potrebbe produrne di più. In ogni caso, salvo che azioni deliberate vengano intraprese ad ogni livello, fame e malnutrizione continueranno ad affligerci nel prossimo futuro. Ma, prima che effettive azioni siano intraprese, noi dobbiamo sapere chi sono coloro che hanno fame e sono vulnerabili, dove vivono e perché non sono stati in grado di migliorare la loro situazione. I numeri sono 790 millioni nei paesi in via di sviluppo e 34 milioni nel nord del mondo, ma noi dobbiamo dare un viso a questi numeri. Sia che siano vittime di guerre civili o pastori che soffrono a causa della scomparsa dei loro pascoli, sia che si tratti di popolazione urbana povera all'interno di un benessere generale dello stato oppure di minoranze etniche geograficamente isolate, noi non possiamo in ogni caso dimenticare che sono esseri viventi, con propri bisogni e aspirazioni. In poveri villaggi in ogni parte del mondo la scena è la stessa: gente che lavora dall'alba al tramonto, in un clima duro, una terra difficile da coltivare e con gli effetti di un'economia fragile, lavorando costantemente per portare a casa per sè e la propria famiglia poco più del necessario per sopravvivere. Questo è il motivo per cui dobbiamo focalizzare la nostra attenzione non solo su dei numeri globali e astratti, ma sui volti e i luoghi da cui questi numeri vengono. Nei calcoli e nelle previsioni che fanno uso di variabili come crescita della popolazione, tassi di produzione, declino delle risorse di base, cambiamenti politici, devastazioni prodotte da malattie o da disastri naturali o di origine antropica, noi dobbiamo sempre ricordare che stiamo parlando di uomini - individui che, dategli le possibilità, hanno la capacità di dare un significativo contributo allo sviluppo del mondo intorno a loro. Ma, per raggiungere questo potenziale, hanno bisogno di una vita con sicurezza alimentare. Le nuove tecnologie ci consentono di collegare sistemi di informazione nazionali e stabilire networks globali, ci consentono di esaminare l'intero oceano o una singola goccia d'acqua, di creare grafici e flow-charts che ci mostrano istantaneamente e chiaramente il tipo di progresso che è stato fatto. La conoscenza non solo ci dà potere, ma anche ulteriori indicazioni e la direzione in cui muoverci. Con la creazione del FIVIMS (Sistema di Informazione e Mappatura della Insicurezza e Vulnerabilità Alimentare) noi stiamo aumentando la nostra abilità nell'ottenere, analizzare e diffondere conoscenza che guida le iniziative future per incrementare l'accesso al cibo da parte di tutti. Il lavoro di FIVIMS è essenziale entrando nel nuovo millennio. Noi dobbiamo pianificare e attuare azioni politiche e programmi che consentano a governi, organizzazioni internazionali, ONG, comunità e individui di superare gli ostacoli che ancora costellano il cammino per arrivare ad assicurare ad ognuno dei 6 Miliardi di uomini quel diritto fondamentale, che possiede dalla nascita: avere sufficiente cibo per nutrirsi. Come abbiamo visto, il progresso fatto contro la fame nel mondo è diseguale. E' evidente che non esiste una formula semplice e unica per il successo. Il successo deve arrivare da azioni specifiche intraprese e obbiettivi stabiliti a livello locale, nazionale e regionale, dove gli individui saranno in grado di vedere l'impatto del loro personale coinvolgimento. In assenza di nuovi investimenti e sforzi politici a tutti i livelli, le attuali tendenze tecnologiche e socio-economiche continueranno. Il numeri di individui malnutriti potrebbe anche continuare a diminuire... ma solo lentamente e solamente in alcune regioni del mondo. Sono fondamentali misure di intervento precise e mirate e nuovi investimenti per incrementare questa tendenza. La riduzione degli individui denutriti a 790 millioni nei paesi in via di sviluppo è un inizio. Il nostro obbiettivo dichiarato è di ridurre il numero, per lo meno, a 400 millioni nel 2015, così come di ridurre della metà o qualcosa di più gli attuali 34 millioni di affamati nel mondo sviluppato. Ma mentre lavoriamo per questo obbiettivo, dobbiamo ricordarci che non possiamo interromperci quando lo avremo raggiunto. Perché anche quel numero è enorme. Anche solo una persona affamata è per me troppo.