NUOVA ZELANDA
Ultimo resoconto e deliberazioni dai Forum "Talking Technology"
Tenutisi dal 22 al 24 Agosto 1996 e l8 Maggio 1999
Talking Technology Whiriwhiri Tahi, Whakatau Tahi
Parlare insieme, risolvere insieme.
Traduzione di Cristina Cesarone
PREFAZIONE
Questo resoconto contiene le opinioni sulla biotecnologia di un gruppo selezionato di Neozelandesi.
I suoi contenuti sono il risultato di un procedimento di adattamento di opinioni unico, conosciuto internazionalmente come Conferenza di consenso, e in questo paese come Talking Technology Forum ( Forum sulla Tecnologia parlante). Questo evento fu organizzato per la prima volta nel 1996 e fu convocato in seguito nel 1999 per tenere aggiornato un dibattito che prese un profilo molto più ampio.
Imperniato su un convegno di 16 membri aventi precedentemente poca conoscenza della biotecnologia, argomento sul quale furono successivamente istruiti attraverso un processo di formazione e dibattito fu organizzato dal Comitato di discussione sulla Tecnologia da un gruppo attivo di individui interessati allargomento.
Alle fine del forum del 1996, i membri del convegno redissero un resoconto largamente distribuito che, successivamente al forum del 1999, fu aggiornato e ripubblicato sotto la seguente forma.
Gli appunti degli oratori di entrambi i forums vi sono inclusi e, nonostante il loro materiale possa aver modellato le opinioni dei membri del convegno, il resoconto ed il consenso che contiene è inequivocabilmente loro.
Il Comitato crede fermamente che questo documento sia di valore per coloro che formano linee di condotta, per gli studenti, gli scienziati e per tutta la comunità in generale.
Come tale, noi sottoscritti incaricati, riconosciamo questo resoconto come inequivocabilmente frutto del convegno.
INTRODUZIONE
DISCUSSIONE SULLA TECNOLOGIA
Talking Technology ebbe origine nel 1994 quando un gruppo di scienziati aventi lo stesso interesse nella linea dazione della scienza ebbero un incontro informale.
La loro preoccupazione era il divario di credibilità che andava ampliandosi tra il grande pubblico e la comunità scientifica. Il gruppo convenne sul fatto che spendere grandi somme di denaro per sviluppare nuove tecnologie solo per scoprire che queste non erano accettabili per il pubblico era decisamente indesiderabile. Nella ricerca di un metodo per colmare questo divario di credibilità o informazione, il gruppo scoprì il sistema danese delle Conferenze di Consenso. Questi eventi erano stati diretti dallAssociazione danese per la Tecnologia sin dal 1986, su argomenti che:
erano di interesse corrente richiedevano conoscenze di esperti erano ben definite comprendevano temi non risolti di tecnologia. Dal 1994, simili conferenze sono state istituite in parecchie nazioni quali il Regno Unito, lOlanda, e recentemente lAustralia. Nel 1994, dopo aver valutato questo metodo, il gruppo informale decise di istituire un comitato di prova del procedimento in Nuova Zelanda. Ne divenne il Talking Technology Working Group( il gruppo di lavoro della tecnologia parlante), che organizzò i forums sulla biotecnologia vegetale.
Siccome non esiste una singola agenzia con la responsabilità di informare il pubblico circa la scienza e la tecnologia, le organizzazioni con qualche implicazione in materia furono contattate per supporto. Il gruppo riconobbe inoltre la necessità di avere unorganizzazione neutrale ed ospite. LIstituto per i Consumatori fu contattato, accettò e da allora ha dato con entusiasmo il suo supporto al procedimento, e alla sua costituzione come sindacato indipendente e caritatevole.
IL PROCEDIMENTO
Il convegno dei 16 membri cosiddetti profani per il Forum sulla Biotecnologia vegetale del 1996 fu selezionato tra 232 volontari che risposero ad uninserzione su un quotidiano nazionale. La selezione finale fu eseguita da Market Research Limited (MRL), associazione indipendente dal gruppo di lavoro. Chiaramente, il convegno rappresentava coloro nella comunità che erano preparati ad essere parte del procedimento. Ciò significava frequentare due laboratori che si svolgevano in due fine settimana ed una conferenza pubblica finale. Gli oratori che diedero istruzioni ai membri durante i laboratori nel fine settimana e che posero le domande durante il forum finale furono scelti da un consiglio tecnico che, a turno, era stato incaricato dal gruppo di lavoro.
Nel laboratorio del primo fine settimana tre biotecnologi fecero unintroduzione sui geni e la biotecnologia vegetale ai membri del convegno. Fu presente anche Ian Johnstone il loro agevolatore, che li accompagnò nel corso del procedimento e che presiedeva entrambi i forum pubblici.
Nel secondo fine settimana il laboratorio era incentrato su prospettive di genere etico, culturale, commerciale e morale. Il convegno in seguito identificò e formulò le sette domande che divennero la base del forum pubblico che concluse il procedimento.
Dopo un giorno e mezzo di ascolto e di domande a coloro che rispondevano alle loro richieste, il convegno si ritirò per poter redigere il resoconto , ritornando circa 24 ore più tardi per una lettura pubblica. Alcuni mesi più tardi il resoconto venne presentato allOnorevole Simon Upton, Ministro per lAmbiente e la Sicurezza Biologica.
IL FORUM DI MAGGIO 1999
Allinizio del 1999, fra lintensificarsi dellinteresse e della preoccupazione circa i cibi geneticamente modificati, il Comitato della Tecnologia Parlante decise che il convegno originario fosse invitato a riadunarsi e, se i membri lo desideravano, ad aggiornare il resoconto. Dei 16 originari, 14 furono trovati e tutti espressero linteresse a partecipare in quella che divenne una prima mondiale, una conferenza di consenso riconvocata.
Tramite tele-conferenza, i 14 membri elessero 4 tra di loro per incontrarsi a Wellington e identificare gli argomenti che desideravano esaminare e le persone alle quali indirizzarsi. Il gruppo di rappresentanza convenne che le questioni relative alla scienza erano state adeguatamente coperte nel 1996, ma pensarono che le regolamentazioni sui cibi geneticamente modificati necessitavano un esame ravvicinato. Ne risultò che la Questione numero sette fu considerevolmente ampliata.
Il forum di un giorno che trattò tali questioni fu tenuto a Te Papa, Wellington, lotto Maggio ed ebbe inizio con una panoramica da parte dei membri del convegno sul procedimento del Forum della Tecnologia Parlante e con una relazione dettagliata del loro primo resoconto. Spiegarono i pochi emendamenti apportati alle risposte originali dalla Questione numero 1 alla 6. Dopo avere ascoltato sette oratori rispondere all loro nuova Questione numero sette, divisa in 5 parti, il convegno si ritirò per aggiornare il resoconto. Il quale fu presentato sotto forma provvisoria alla fine della giornata. Tale resoconto è la sintesi della scoperte dei membri del convegno dai forums del 1996 e 1999.
PARTE 1: IL RESOCONTO DEL CONVEGNO
LINTRODUZIONE DEL CONVEGNO AL FORUM DEL 1996
In Nuova Zelanda, per la prima volta, viene data lopportunità ai 16 membri del convegno di far parte nella nuova decisione di revisione del procedimento. Ognuno di noi ha accettato questa responsabilità con entusiasmo e determinazione per far sì che il procedimento sia unesperienza positiva ed educativa per tutti i coinvolti.
Le opinioni espresse in questo documento sono le nostre proprie opinioni basate sullinformazione presentataci nel corso dei due mesi passati, sulla nostra ricerca personale e sulle nostre congiunte esperienze di vita. Crediamo di non essere stati influenzati indebitamente da alcun gruppo interessato in particolare.
La biotecnologia vegetale è un argomento che riguarda tutti noi, sia che ne siamo al corrente o meno. I Neozelandesi hanno ovviamente dato poco peso alla biotecnologia. Unindagine, nel 1991, di più di 2000 adulti Neozelandesi ha rivelato che, mentre il 57% aveva sentito parlare del termine biotecnologia solo il 9% era in grado di spiegarne il significato.
Speriamo che questo documento e le raccomandazioni contenute allinterno accresceranno la consapevolezza di questa area vitale di nuova tecnologia, sia tra il largo pubblico che tra coloro che prendono le decisioni.
Le sette domande contenute in questo resoconto furono formulate dopo due ritiri intensi di fine settimana durante i quali ci rivolgemmo ad un gruppo selezionato di esperti rappresentanti una serie di gruppi di interesse. Queste sette domande furono in seguito dibattute in un forum aperto ad una conferenza pubblica.
Questo resoconto è il risultato finale di tale procedimento.
John Oakden, un fattore di Te Kauwhata Ian Shields, Direttore del Servizio Incendio da Whhitby Adele Rooney, studentessa da Christchurch Stephen Wheeler, ingegnere informatico da Auckland Peter Dawson, Ngai Tahu, kai whina (cuoco?) da Invercargill Moira Scammell, madre ed insegnante da Napier Anne Fletcher, servizio catering da Owhawe Beach Johnathan Stace, servizio sociale da Christchurch Geoff Mead, giardiniere del mercato in pensione da Bluff Janet Greenwood, studentessa universitaria da Dunedin Helen MacKenzie, direttrice dei servizi per le cliniche da Devonport Maree Greenslade, rappresentate farmaceutica da Christchurch Alison Robinson, scrittrice storica da Stratford Barbara Branch, coordinatrice della strada principale da Lower Hutt Membri originari del convegno impossibilitati a partecipare al forum del Maggio 1999
Rebecca Ansell, scrittrice tecnica da Wellington Jack Ross, costruttore da Nelson LE RISPOSTE DEL CONVEGNO
Resoconto originale con incluso il testo aggiuntivo dal Maggio 1999 segnato dagli asterischi (*)
QUESTIONE 1.
A chi appartengono le piante e a chi appartengono i geni?
In un mondo perfetto, la proprietà delle piante e dei loro geni sarebbe globale accordando una preferenza alla popolazione indigena che possieda specie indigene. Ciò nonostante, non è così nella realtà. Le piante possono essere di proprietà di individui o organizzazioni e crediamo che in nome della praticità il modello Neozelandese debba rispecchiare la realtà.
E necessario esaminare e definire la proprietà nel contesto delle piante e dei geni. Il termine proprietà ha significati differenti per differenti persone. I risultati della modifica genetica alle piante devono essere considerati uninvenzione che, essendo una pratica nuova, permette di attribuire ad una persona o ad una società diritti intellettuali. Malgrado ciò, accettiamo che i diritti sulla proprietà intellettuale della legislazione corrente in Nuova Zelanda differisca dai punti di vista dellEssere Maori. Si ritiene inoltre che siano istituiti controlli per far sì che le persone che possiedono le piante nel loro paese di origine abbiano accesso continuo alle piante nel paese stesso.
Il modello Neozelandese dovrebbe seguire la legislazione corrente sui brevetti ed ogni convenzione internazionale di cui è firmataria. Crediamo che lUfficio Licenze debba conservare il diritto di porre il veto ad una richiesta di licenza in base a principi di amoralità, nonostante precedentemente non esercitasse tale diritto. Inoltre, ogni licenza accordata dovrà avere un periodo ragionevole, ma non eccessivo, di impugnazione.
Quando le società multinazionali sviluppano piante/geni dovranno avere unaspettativa ragionevole dell utile ricavabile. Sarà inoltre loro richiesto di risarcire i proprietari originali dai quali deriva il materiale modificato. Sia esso in termini monetari, trasferimento di tecnologia, abilità e formazione, o altre combinazioni. Ovviamente si incontreranno limiti pratici a questo procedimento, e dovrà essere adottato un approccio realistico. Si teme che possa non esserci una divisione giusta ed equa dei benefici tra le comunità ed i paesi del terzo mondo. Inoltre, gli interessi commerciali potrebbero arrogarsi il monopolio su un particolare prodotto, causando la manipolazione dellindustria alimentare.
Per concludere, mentre riconosciamo letica implicata e la prospettiva di vari gruppi culturali, crediamo che la proprietà sui vegetali sia una realtà.
QUESTIONE 2.
Quanto affidabili sono le garanzie date circa i benefici della biotecnologia vegetale?
Una gamma diversa di esperti del settore della biotecnologia vegetale ci hanno mostrato che molte delle conseguenze di questa tecnologia non sono totalmente capite. E chiaro che come i benefici potrebbero essere di grande portata, altrettanto potrebbe esserlo il potenziale di una catastrofe, se le cose andassero male. Nonostante gli scienziati sembrino sicuri che le loro procedure sono affidabili, ed il prodotto finale sicuro, non possono dare garanzie.
Ovviamente questa incapacità di dare garanzie ci preoccupa. Tale preoccupazione è dimostrata dalla "fuga" della malattia del calicivirus dei conigli dal controllo in Australia, malgrado le assicurazioni degli esperti sulle misure prese per contenerlo.
Crediamo comunque che ci sia una percentuale di inevitabilità nella continua ricerca e sviluppo nella biotecnologia vegetale. Ci sono senza dubbio da guadagnare benefici in termini di aumento di qualità e quantità delle piante da raccolto.
*Nel 1996 ci congratulammo con lapproccio conservativo preso allora dalla Nuova Zelanda, e suggerimmo che questa posizione fosse mantenuta.*
Siamo in una posizione invidiabile per osservare in maniera oggettiva gli sviluppi e la salvaguardia oltreoceano, e per adattarla in conformità con il modello Neozelandese. Che i benefici superino i rischi nel rilascio di OGM (Organismi geneticamente modificati), deve sempre essere la priorità assoluta
La sicurezza della popolazione e del nostro ambiente devono sempre essere dominanti ed i benefici misurati non solo in termini economici.
Non crediamo che da sola la biotecnologia vegetale risolverà la fame nel mondo. Il convegno si preoccupa del fatto che a molti paesi del terzo mondo manchi uninfrastruttura adeguata ed, in alcuni casi, la stabilità politica per raccogliere i benefici di questa tecnologia. Potrebbero anzi essere bersaglio dello sfruttamento.
Le garanzie date sui benefici della biotecnologia vegetale non raggiungono ancora lideale necessario.
QUESTIONE 3.
Quali provvedimenti saranno presi in futuro per leducazione del grande pubblico e la loro informazione sulle aree di ricerca correnti e future?
I Neozelandesi di ogni età hanno insufficiente accesso alle informazioni scientifiche. E un fatto spiacevole, poiché le esperienze del convegno hanno dimostrato che leducazione scientifica è tanto affascinante quanto informativa.
Il potere dei media non è sufficientemente sfruttato come strumento didattico. La sua caccia al sensazionale tende a sminuirne la qualità di relatore credibile ed affidabile. E da incoraggiare nei media un approccio a favore dellattivismo, per fare sì che possano trarre vantaggio dallinteresse intrinseco nella scienza dei Neozelandesi moderni. A tal fine suggeriamo che vengano affrontate questioni in materia tramite articoli formali sui quotidiani, copertura televisiva stimolante, ed altre forme appropriate.
Il convegno constata la necessità di stimolare linteresse degli studenti delle scuole elementari e delle scuole medie verso tutte le aree scientifiche, comprese le nuove tecnologie e quelle con un concetto etico di fondo. Di importanza critica è lassistenza e la formazione per gli insegnanti di questi bambini.
Attualmente ci sono una serie di programmi eccellenti, Mostre Mobili sulla Scienza ( ora conosciuti come "Esposizione su strada della Scienza e Tecnologia Orica") ed esposizioni che sono finanziate da aziende. Cè la necessità di interessare tali gruppi o di trovare uno sponsor paragonabile per introdurre lingegneria genetica ai bambini di età scolastica.
Il convegno si preoccupa che la biotecnologia rimanga unopzione solo nel curriculum scientifico della scuola media. Date le implicazioni di grande importanza di questa tecnologia, crediamo che dovrebbe essere adottata come un componente obbligatorio del curriculum scientifico e che dovrebbe incorporare alcuni elementi di discussione sulle relative questioni etiche. E rincuorante notare che ad un livello superiore di educazione, una nuova generazione di studenti scientifici viene spronato a considerare gli argomenti da un punto di vista sia scientifico che etico. Crediamo che alla fine questi ragazzi prenderanno la laurea ed emergeranno non solo come scienziati, ma anche come membri ben informati della società. Gli scienziati hanno lobbligo di informare il pubblico delle loro ricerche attuali, non solo tramite i documenti tradizionali di ricerca, ma anche in termini laici e di letterature di facile accesso. In questepoca di consumismo, la scienza deve trovare il modo di vendere e di valorizzare la sua immagine pubblica.
QUESTIONE 4.
Che effetti hanno sullambiente i vegetali geneticamente modificati?
Il convegno ha notato che alcuni scienziati ed alcuni ambientalisti esprimono una dicotomia acuta di opinioni circa gli aspetti della modifica genetica degli organismi sullambiente.
Gli aspetti negativi espressi erano:
Invasione di materiale transgenico nellecosistema naturale Perdita della diversità risultante dalluniformità dei coltivatori Disequilibrio della catena alimentare Pressione di selezione su morbi e malattie per vincere la resistenza *Dal punto di vista positivo, gli OGM ora sono valutati dallERMA (Autorità gestionale del rischio ambientale) sotto la HSNO (Atto sulle sostanze pericolose ed i nuovi organismi) caso per caso, sia per uso sperimentale controllato, sia per il rilascio pubblico. Il procedimento utilizzato è trasparente e di consultazione pubblica, nonostante bisogna tener presente che l?ERMA non ha un ruolo esecutivo.*
I rischi associati con il rilascio degli OGM sono simili ai rischi relativi allallevamento tradizionale delle piante e allagricoltura.
Un corpo di opinioni constata che la possibilità di trasferimento naturale di geni di vegetali transgenici non è dovuta necessariamente alle differenze tra i raccolti coltivati in Nuova Zelanda e la flora indigena.
Dove sia possibile e pratico, gli OGM dovrebbero essere sterilizzati per unulteriore salvaguardia della possibile impollinazione incrociata.
Gli effetti a lungo termine sullambiente degli OGM potrebbero essere di grande portata e non completamente compresi. Il convegno quindi pensa sia prudente che venga intrapreso un costante monitoraggio portato avanti da un gruppo o unorganizzazione non interessata economicamente.
QUESTIONE 5.
Quali ripercussioni ha la biotecnologia vegetale sulla diversità vegetale?
Speriamo ardentemente che la flora e la fauna della Nuova Zelanda non siano mai compromesse, o altre specie estinte a causa degli sviluppi biotecnologici futuri.
*Gli esperimenti implicanti gli OGM sotto controllo possono accadere solo sotto il permesso dellERMA. LERMA stabilisce le condizioni per ogni approvazione. Le strutture di controllo devono rispondere a standards compilati dalla MAF ed approvati dallERMA. Sono registrati sotto latto di Biosicurezza ed il Servizio di Quarantena della MAF supervisiona gli operatori per assicurare che siano conformi con gli standards ed i controlli specificati dallERMA.*
*Se un OGM è approvato al rilascio generale dallERMA, non cè bisogno di un monitoraggio su di esso.*
Crediamo che il dibattito sulla biotecnologia abbia il potenziale per aumentare la consapevolezza pubblica sulla biodiversità vegetale in Nuova Zelanda e suggeriamo che venga stimolata e sviluppata.
Apprezziamo che la biotecnologia abbia il potenziale per far tornare alla luce antiche qualità vegetali precedentemente perdute. Apprezziamo inoltre che la biotecnologia ci fornisca uno strumento per lanalisi delle biodiversità.Non cè ragione di credere che il lavoro attuale svolto nel campo della manipolazione genetica sia più minaccioso per la biodiversità vegetale in Nuova Zelanda dei metodi tradizionali di allevamento. La biodiversità è stata maggiormente minacciata dalle pratiche agricole e dellorticoltura convenzionali e dallintroduzione di pesticidi che dalla modifica genetica.
E stato espresso il timore che la perdita di specie vegetali possa accadere velocemente, e sentiamo fortemente che la biotecnologia non debba contribuire alla perdita della biodiversità.
Il convegno prende atto che unampia serie di semi di "eredità famigliare" è correntemente commercializzata, ma per la salvaguardia contro perdite future, suggerisce che la diversità genetica di varietà antiche di raccolti sia mantenuta sotto forma di protoplasma di germe ed in banche di semi. Queste banche dovrebbero essere finanziate tramite unimposta o un altro metodo, su tutti i produttori commercianti di tale particolare raccolto (sia esso transgenico o meno). Il materiale custodito in queste banche dovrebbe essere messo a disposizione di coloro che lo desiderano.
QUESTIONE 6.
Come saranno tenuti in considerazione ed integrati i valori dei Maori nelluso della biotecnologia vegetale in Nuova Zelanda?
Rispondere completamente a come saranno integrati i valori dei Maori nel dibattito sulla biotecnologia vegetale in Aotearoa/Nuova Zelanda è al di là della capacità e scopo di questo convegno.
Sosteniamo le seguenti affermazioni di Nici Gibbs:
" Le evoluzioni scientifiche che hanno portato allo sviluppo degli OGM sono avvenute in una particolare condizione sociale e culturale e perciò ne riflettono una serie di ideologie culturali particolari. Tale serie di ideologie fanno parte di unopinione mondiale decisamente di origine dellEuropa Occidentale. Gli interessi Maori quindi possono essere distinti dagli interessi di una popolazione più ampia in Aotearoa/Nuova Zelanda, dato che gli interessi Maori derivano da una serie di credenze culturali distinte. I Maori sono tangata whenua di Aotearoa/Nuova Zelanda. Come tali, hanno sviluppato nel corso del lungo periodo di occupazione un rapporto con la terra, lacqua, laria, gli animali e le piante del iwi e hapu. Questo rapporto ed i diritti implicati è stato protetto con il Trattato di Waitangi. Sia la legislazione esistente che quella proposta che governano la valutazione degli OGM contengono riferimenti ai principi del Trattato di Waitangi.
Gli interessi culturali ed etici dei Maori circa gli OGM, sono quindi da distinguere dal resto della popolazione in generale, siccome derivano da una visione del mondo distinta e richiedono una considerazione specifica in nome dello stato Maori come tangata whenua e partners del Trattato."
Inoltre riconosciamo la rivendicazione al Tribunale di Waitangi conosciuto come Rivendicazione sulla Flora e Fauna Indigena (Wai262). Parte di questa rivendicazione afferma:
"Il diritto a partecipare, beneficiare, e prendere decisioni nellapplicazione delle evoluzioni tecnologiche esistenti e future in quanto riguardanti lallevamento, la manipolazione genetica ed altri procedimenti relativi allutilizzo della flora e fauna indigena."
I valori Maori saranno rivolti sia attraverso la considerazione della Rivendicazione Wai262 e dalla consultazione con liwi come parte di una consulta generale sotto altre legislazioni pertinenti agli OGM.
Gli standards minimi della legislazione dellHSNO affermano che unapplicazione sarà rifiutata se rischia di:
Causare un dislocamento significativo di una specie indigena dal suo habitat naturale Causare un deterioramento significativo degli habitat naturali Causare un effetto negativo significativo alla diversità genetica inerente alla Aotearoa/Nuova Zelanda " Limpressione del convegno è che la biotecnologia vegetale è vista da alcuni Maori come uninterferenza con lintegrità delle specie e con lessenza della vita stessa. E molto difficile integrare questo punto di vista nella biotecnologia vegetale senza dedicarsi alle afflizioni sottostanti relative a tutti i diritti Maori.
QUESTIONE 7.
Come possiamo assicurarci che le disposizioni appropriate per la salvaguardia degli interessi dei Neozelandesi siano sviluppate?
Questa Questione fu ampliata in cinque sotto-domande per il Forum di Maggio 1999:
7.A Come è regolamentato il cibo in Nuova Zelanda oggi?
Risposta ascoltata da Andrei McKenzie dellAutorità Regolatoria MAF.
Riassunto del discorso a pag.42.
7.B Quali sono le protezioni legali in ogni punto della catena di produzione e marketing alimentare che proteggono i Neozelandesi da ogni possibile effetto nocivo dai cibi geneticamente costruiti e sono esse adeguate?
*Attualmente LERMA e lANZFA forniscono una protezione legale tramite la notifica ed il ruolo di ripartizione. Lapplicazione sarà fornita dall nascente Autorità per la Garanzia Alimentare ( Food Assurance Authority) e per la legislazione esistente, dalla Commissione del Commercio.
Nonostante questo, il convegno teme che lERMA e lANZFA non abbiano strutture adeguate per poter completamente analizzare e stimare i nuovi organismi ed i nuovi ingredienti alimentari. E stato notato che produttori e fabbricanti hanno indebitamente influenzato il processo regolatore ignorando la scadenza del 13 maggio, che il Governo ha accordato senza penale. Inoltre, il convegno non è convinto che le informazioni fornite dal richiedente siano o saranno adeguatamente valutate dalle autorità in carica.
Suggeriamo che ci sia una maggiore rappresentanza del consumatore nei consigli di amministrazione dellERMA; ANZFA e della FAA.
Per quanto riguarda la protezione legale, si ritiene necessaria listituzione di un fondo di indennità per coprire ogni reclamo futuro derivante dallingestione di componenti geneticamente modificati. Inoltre, questo fondo dovrà essere finanziato dai produttori e manipolatori e non essere il risultato di un ulteriore costo ai consumatori.
Ribadiamo che lonere sia a carico dei produttori e manipolatori per fornire una completa valutazione dei rischi, costi e utili relativi al loro procedimento. Ed è perciò responsabilità delle autorità in carica di stimarne la conformità.
Bisogna anche che la protezione legale si dedichi anche allistanza di analisi sui rischi salutari sul lungo termine, come gli allergeni, come parte della conformità legale. Il che dovrebbe includere tutti i cibi contenenti un componente geneticamente modificato e non solo quelli già riconosciuti come aventi effetti nocivi su alcuni consumatori.
Il recente esempio di estensione del decreto legislativo dell ANZFA di 14 mesi non è accettabile e le ragioni di tale estensione riflettono la mancanza di un approccio professionale ed attivo da parte delle autorità coinvolte.
Il convegno crede che nonostante siano state istituite strutture regolatorie, questi devono ancora dimostrare di essere in grado di fornire un livello sufficiente o uno standard di protezione legale contro ogni possibile effetto nocivo.*
7.C Chi approva, controlla e fa rispettare la protezione legale?
*Attualmente lERMA approva e controlla le richieste per i nuovi organismi, e lANZFA approva e controlla le richieste per i nuovi ingredienti alimentari. La FAA di prossima istituzione è necessaria per far rispettare le regolamentazioni e gli standards promossi dallANZFA.
Ci preoccupiamo del fatto che la FAA possa non avere lautorità legale, ed il finanziamento per lesecuzione necessarie. Pensiamo che tale finanziamento per lesecuzione debba essere trovato, dal Governo e dai produttori. Non deve essere a carico dei consumatori.
Le decisioni dellERMA e dellANZFA dovrebbero coinvolgere un convegno di persone profane ed il coinvolgimento della Commissione del Commercio. Lonere del test di prova della sicurezza di un prodotto deve strettamente ricadere sui produttori e/o i manipolatori.
I risultati delle analisi condotte da un solo laboratorio di analisi non dovrebbe essere sufficiente per ottenere laccettazione della FAA.
Il risarcimento dei danni nel caso di un disastro sanitario importante nascente direttamente dalluso comprovato degli OGM è una questione che deve essere curata. E improbabile che le società di assicurazione forniscano copertura in tal caso.
Il convegno crede che un fondo di indennità debba essere creato, che i produttori e manipolatori lo finanzino e che non debba essere un costo aggiuntivo per il consumatore.
7.D In quali punti ed in quali modi i consumatori hanno voce in capitolo nel processo di decisione riguardanti i Cibi Geneticamente modificati?
*Il consumatore Neozelandese non ha sufficiente influenza nel processo decisionale sugli OGM.
Oggigiorno, i tre enti che forniscono una struttura di regolamentazione per la stima degli OGM sono lERMA (Autorità Gestionale dei Rischi Ambientali), lANZFA (Autorità Alimentare per lAustralia e la Nuova Zelanda) e la FAA (Autorità per la Garanzia Alimentare)(alla data del 1 Luglio 1999).
LERMA facilita linteragibilità del pubblico tramite proposte, ed in una piccola percentuale di casi, può risultarne unudienza che include un certo livello di inserimento da parte del pubblico. Ci sono due livelli nei quali il pubblico può essere coinvolto attivamente nelle valutazioni sui CGM dellANZFA. Il primo è tramite le tesi sottoposte al commento pubblico, ed in seguito ad una valutazione completa degli OGM, il pubblico può commentare più dettagliatamente la teoria perpetrata dallANZFA, riguardo tale CGM.
La FAA si propone di agire in "piena consultazione con i rappresentanti delle società interessate" anche se il loro impegno verso linserimento del pubblico è ad oggi ancora sconosciuto.
Lattuale processo di proposta è limitato, in quanto nonostante la risposta del pubblico possa essere importante, in realtà solo una piccola percentuale di tali proposte contiene le informazioni concrete ritenute necessarie ad una considerazione valida.
Anche se le chiamate alle proposte sono generalmente pubblicate sui principali quotidiani, in comunicati, siti web e indirizzati ai diretti interessati, il convegno crede ancora che il processo stesso possa essere unesperienza intimidante per lindividuo medio.Per potersi occupare di ciò, suggeriamo agli scienziati di prendere in considerazione la creazione di un sistema che permetta alle persone interessate a fare proposte ma che mancano di sufficiente cultura scientifica di essere assistite tramite tale procedimento.
Il convegno ritiene sia essenziale che membri del pubblico siano inclusi nella decisione effettiva circa listituzione dei procedimenti per la valutazione degli OGM da parte di una rappresentanza pubblica eletta nel corpo amministrativo di tali enti quali ERMA, ANZFA, ed anche FAA.
7.E Ci può essere assicurata la costituzione di un sistema di etichettatura adeguato?
*No. Il modello Neozelandese proposto etichetta gli alimenti con le diciture "contiene", "può contenere", "non contiene", ad esclusione per certi prodotti altamente raffinati. Il convegno crede bastino solo due diciture "contiene" e "non contiene", e che non debbano esserci esenzioni per i prodotti altamente raffinati come lolio. Perché un produttore possa richiedere la categoria "non contiene", dovrà essere istituita un processo di corte che dimostri la validità delle loro richieste.
I produttori Neozelandesi potranno intravedere limportanza di formare unorganizzazione tipo Organizzazione dei Produttori senza manipolazioni genetiche. Ciò aiuterebbe i produttori alimentari a fornire una selezione di prodotti senza manipolazioni genetiche. I membri potrebbero utilizzare un logo distintivo per identificare immediatamente tali alimenti. Crediamo possa dare ai produttori un vantaggio competitivo.
La FAA dovrebbe controllare e testare dettagliatamente i prodotti portanti il logo. Dovrebbe essere implementato un procedimento di educazione per informare il pubblico del significato del logo.
I supermarkets ed altri distributori alimentari dovrebbero essere sollecitati a fornire informazioni sui prodotti in un linguaggio di portata pubblica.*
CONCLUSIONI
La ricerca nel campo dellingegneria genetica vegetale ha avuto unevoluzione eccessiva per 20 anni ed ora è troppo tardi per "far rientrare il genio nella lampada".
Oltre alle ovvie modifiche genetiche tecniche, la ricerca nellingegneria genetica ha permesso a scienziati e ricercatori di raccogliere informazioni sui geni senza modificarli, strumento di ricerca non intrusivo di grande valore.
La proprietà di vegetali e geni ha generato molte domande e questioni, in particolare considerazioni etiche. Piuttosto che cercare di mettere da parte le nuove legislazioni, il modello Neozelandese dovrebbe cercare di usare e/o modificare le legislazioni sulle licenze già esistenti.
Il fatto che Aotearoa/Nuova Zelanda abbia avuto un approccio conservativo allimplementazione della biotecnologia vegetale deve essere applaudito, e promette bene per il futuro.
Dovremmo continuare a controllare ed osservare gli sviluppi doltreoceano ed essere disposti ad imparare, adottare e/adattarsi in modo appropriato.
*Le evoluzioni avvenute dal dibattito del primo incontro del convegno suggeriscono che lapproccio adottato in Aoteroa/Nuova Zelanda non fosse poi così conservativo come percepito in origine. Ad ogni modo la linea di condotta adottata è rimasta coerente, e gli standards dellERMA, e ANZFA con le procedure di valutazione rafforzate con lazione esecutiva della FAA dovrebbero essere sufficienti ad assicurare che così sia effettivamente. Cè la necessità di continuare a controllare ed osservare gli sviluppi doltreoceano e di adottare la miglior pratica.*
Si constata la mancanza di coscienza ed educazione pubblica, rispetto alla tecnologia ed i suoi effetti, che devono essere presi in considerazione. Lintera popolazione ha il diritto di essere informata.
E impossibile fornire garanzie certe che questa tecnologia non avrà effetti nocivi sullambiente. Crediamo che i codici legali volontari e la legislazione del HSNO, quando sarà operativa, forniranno garanzie adeguate se fatte rispettare.
*Come risultato delle rapide evoluzioni nel campo della genetica dalledizione del primo resoconto, è apparso che i codici legali volontari fossero meno consistenti del necessario, e che la legislazione HSNO mancasse di una vera e propria agenzia capace di farli rispettare.*
Crediamo che gli effetti della biotecnologia sulla biodiversità vegetale non siano più rovinosi di quelli causati dall allevamento incrociato naturale e dalle tradizionali tecniche di allevamento.
Ancora, prendendo in considerazione gli sviluppi rapidi in questo campo, crediamo che sia necessaria uno sforzo maggiore verso la garanzia di preservazione della biodiversità.*
Riconosciamo che lassociazione dei valori ed credo Maori con la biotecnologia vegetale presenti sfide speciali che sono già state prese in considerazione allinterno della struttura del Trattato di Waitangi.
Dobbiamo accettare che la biotecnologia vegetale sia una realtà ed che sia bene che i controlli e le verifiche possano essere disposti in un ambiente aperto al pubblico.
*Pare che in Nuova Zelanda la valutazione e il procedimento regolatorio sia facilitato e promosso dalle autorità in carica, ERMA e ANZFA e dalla prossima FAA. Queste organizzazioni devono essere sufficientemente finanziate per provvedere ad un livello di garanzia e protezione legale rispetto al cibo che contiene organismi geneticamente modificati per proteggere la salute e la sicurezza dei consumatori. I consumatori devono poter avere lopportunità di essere coinvolti nel processo decisionale in modo più ampio di quello già disponibile. Malgrado le difficoltà, il problema delletichettatura non dovrebbe essere messo nel "cestino delle cose troppo difficili". Bisogna pensare al di fuori degli schemi rigidi, ad esempio esigere un certificato a livello di produzione prima che lalimento entri nella fase di manipolazione.
Bisogna prendere in considerazione la questione del controllo a lungo termine per una serie di rischi sanitari. Allo stesso tempo,dovrebbe essere istituito uno programma di indennità finanziato dai produttori e manipolatori dei prodotti che contengono OGM. Tale programma non deve essere un ulteriore costo al consumatore. Controlli e verifiche non devono fermare le fasi di ricerca e test, ma completare il ciclo includendo il prodotto finito. I consumatori hanno il diritto di scegliere cosa mangiano ed i produttori e manipolatori hanno la responsabilità e dovrebbero avere il dovere legale di fornire una chiara informazione che lo renda possibile. Ad ogni modo, potrebbe non esserci una semplice risposta che non sia una ragione sufficiente per non farlo.*