GRUPPO PARLAMENTARE VERDI – L’ULIVO DEL SENATO
INTERNET: I DIRITTI TELEMATICI
Roma, lunedl 10 marzo 1999
ex Hotel Bologna - Via di Santa Chiara, 5
ore 14.30 – 19.30

Intervento di Vittorio Moccia
Responsabile campagna PeaceLink tutela non profit in rete

Mi presento brevemente.

Sono Vittorio Moccia, coordinatore tecnico di Peacelink.
PeaceLink e` una associazione di volontariato dell'Informazione, basata sulla cultura della solidarieta` e del rispetto dei diritti umani, nata in Italia all'inizio del 1992 come network telematico a tecnologia povera (quella delle banche dati amatoriali), finalizzato a mettere in collegamento, a costi pressocche` nulli, associazioni operanti nel campo della pace, della difesa dell'ambiente, dei diritti umani, della lotta alla mafia, gruppi di volontariato, missionari all'estero, piccoli editori e piu` in generale soggetti privi di "voce" sui normali mezzi di comunicazione. PeaceLink concretizza, pur tra mille difficolta`, il concetto di comunicazione gestita dal "basso", con la funzione di garantire un'informazione libera ed alternativa: non perche` debba necessariamente dire qualcosa di nuovo, ma perche` ad esprimersi sono prima di tutto i "senza voce".

In questo sistema telematico l'informazione ed il dialogo tra i cittadini si realizza attraverso aree di messaggistica su argomenti di impegno civile. Dal ’95 e` attiva la diffusione tramite Internet, che ha consentito nuove iniziative di respiro internazionale, tra le quali voglio ricordare la campagna "Peacelink for Africa", l'apertura di aree informative sulla tematica dell'america Latina, della ex-jugoslavia, o su tematiche scottanti come quella dell'AIDS. A cio` si e` aggiunta la concretizzazione di un nostro sogno: installare un server Internet, che abbiamo chiamato “Alex Langer”, che potesse da un lato servire ad ospitare gli spazi informativi propri di Peacelink, dall'altro costituire un punto di riferimento e di collegamento per l'associazionismo italiano: "molti credono che per esistere in rete basti aprire una propria finestra su internet; in realta` cosi` si corre il rischio di creare tanti siti incomunicanti tra di loro" (G. Pugliese).

Accennavo prima alle "mille difficolta`" del dar voce a chi non ha voce
La stessa Peacelink nella sua battaglia a favore della libera espressione delle piccole voci ha subito negli anni dei veri e propri attacchi, volti a limitare la possibilita` di comunicazione autonoma che ne costituisce la finalita` primaria.
Ricordiamo ad esempio il 1994, anno in cui decine di nodi delle reti di telematica amatoriale sono stati sequestrati nel corso della piu` grande operazione di polizia informatica d'Italia, partita dalle procure di Pesaro e Torino. Sequestri indiscriminati, che hanno colpito piu` o meno inconsapevolmente: qui mi riferisco alla procura di Taranto la quale, cavalcando l'onda dei sequestri e senza indagini preliminari, chiuse anche quei sistemi telematici che a Taranto svolgevano attivita` di "telematica sociale" (chiusura di Taras, nodo centrale di Peacelink).

Gia` in quel fine '94 Peacelink si era fatta promotrice di un appello "Per i diritti telematici dei cittadini" nel quale si evidenziava come, a fronte di recenti normative che reprimono con severita` quasiasi atto di pirateria informatica, non esisteva di contrappeso alcuna normativa che tutelasse i diritti dei cittadini alla comunicazione telematica. Pensiamo che solo negli ultimissimi anni si e` finalmente giunti alla stesura di una legge per la tutela della privacy dei cittadini ma ancora aperte restano tutte le questioni relative alla responsabilita` dei gestori di un sistema telematico e sono solo le sentenze dei Tribunali a far chiarezza.

Convinti della necessita` di battaglie a sostegno di un uso della telematica civile e sociale che vada incentivato con ogni mezzo, attualmente ci stiamo muovendo su due fronti.
Da un lato l'associazione sta mettendo a punto la stesura di un "Manifesto per le liberta` di comunicazione nel terzo millennio", promosso da Carlo Gubitosa, Segretario aggiunto della associazione, ed al quale stanno collaborando in maniera incisiva molti gruppi associazionistici con presenza telematica su Internet (Strano Network, Tactical Media Crew, Avana, noNetwork, ECN Milano, Decoder, PeaceLink, Complesso per/Forma, Ass. VirtualMondo, Infoxoa, Simultaneita', Freaknet).

Nel contempo, e qui vengo al punto centrale del mio intervento, ci siamo recentemente interessati in collaborazione con ITB, il coraggioso provider napoletano che ci ospita gratuitamente, alla questione di Internet in Italia, in relazione ai diritti e agli spazi per la libera espressione del mondo non profit sulla rete.

Alla fine dello scorso anno in particolare e` stata promossa una campagna di sensibilizzazione contro le manovre di occupazione commerciale della rete, a causa della quale Internet sta vivendo il passaggio dall'originario luogo di cultura e ricerca a terreno di conquista da parte di grossi gruppi economici, che stanno riducendo la rete ad una multiforme vetrina pubblicitaria e di compravendita. Di questa trasformazione unilaterale ritieniamo in parte colpevoli anche gli enti italiani Naming Autority e Registration Autority, responsabili della gestione dell'Internet italiana. Questi enti, pur avendo nella loro struttura forti correlazioni col settore pubblico, non hanno favorito, come era nei loro doveri, una crescita bilanciata della rete, attuando da almeno due anni una politica di gestione che non agevola l'accesso ad Internet da parte delle realta` economicamente deboli: il non profit associazionistico e culturale.
I segnali di questi ultimi mesi indicano una preoccupante tendenza alla commercializzazione della risorsa Internet, una tendenza nella quale i piu` deboli sembrano soccombere inesorabilmnete sotto la voce grossa di chi ha piu` soldi (si guardi il caso metro.it nel quale l'associazione Metro Olografix si e` vista costretta a cedere il dominio ad una catena commerciale di vendita di Personal Computer). Mentre dunque l'AIIP si preoccupa del commercio elettronico, noi preferiamo sottolineare le emergenze di una telematica di utilita` sociale, culturale, pacifista e di volontariato, che potrebbe svanire di fronte alla commercializzazione brutale della Rete.

Ma chi sono esattamente Naming Authority ed Registration Authority?
L'ente di Registrazione italiano (RA) ha la responsabilita` della gestione del Top level Domain .it (i domini .it) e dell'assegnazione dei nomi a dominio italiani. Non stiamo qui a sottolineare quale importanza fondamentale abbia oggi un dominio in termini di visibilita` sulla rete.
Le norme, secondo le quali l'Ente di Registrazione Italiano opera, sono definite dalla Naming Authority Italiana (NA), un gruppo di coordinamento “formato da esperti del settore accademico e commerciale” (denominato ITA-PE), costituito nel 1994 come gruppo di lavoro UNINFO per l'applicazione delle norme ISO 6523. I criteri in base ai quali furono selezionati questi "esperti" si perdono nel tempo: non e` viceversa ignoto il fatto che gli esperti del gruppo originario siano presenti in maniera piu` o meno diretta in tutti gli organismi decisionali di questi due enti (Coordinamento della Naming Authority, Comitato dei Contributori della Registration Autority, Gruppo del Memorandum of Understanding).

Le attivita` della Authority di Registrazione vengono svolte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (il CNR) tramite un gruppo di tecnici del Reparto Applicazioni Telematiche dell'Istituto IAT. In sostanza l'RA viene ad essere una emanazione del CNR, ovvero una emanazione di un ente a finanziamento pubblico.

A partire dal gennaio 1998, l'ente di registrazione (la RA), ha reso obbligatorio il pagamento di una quota annuale per la registrazione e la conservazione di un domino della gerarchia .it con lo scopo di coprire le spese dei suoi macchinari e del personale impegnato.
La registrazione ed il pagamento di tali domini avviene generalmente rivolgendosi a particolari Internet Service Provider (ISP), i cosiddetti Maintainer (gli MNT), i quali devono aver stipulato con l'ente un contratto annuale per poter eseguire attivita` di registrazone.

I Maintainer furono istituiti anni or sono dall'RA con lo scopo di definire un gruppo di Internet Provider tecnicamente esperti, che costituissero una interfaccia semplificativa tra la Autorita' di Registrazione Italiana e gli utenti finali, al fine di snellire le procedure stesse di registrazione.
Purtroppo questa interfaccia, che nelle intenzioni iniziali era esclusivamente di tipo tecnico, ha assunto un ruolo determinante ed incontrollabile nella definizione dei prezzi all'utenza finale dei domini.
Il meccanismo di registrazione di un dominio segue infatti questi passi:
il registrante (il cliente finale che desidera registrare un dominio) paga al Maintainer a cui si rivolge, una cifra, spesso superiore al costo "vivo" del dominio (a volte anche superiore al milione); il Maintainer, da parte sua e secondo contratto, paga all'RA il costo netto del dominio (30.000+IVA dal 1999 in poi).

I Maintainer, devono sottoscrivere ad inizio anno un contratto con l'RA: tale contratto impone di aver gia` registrato almeno 30 domini; in caso contrario oltre a pagare in anticipo un lotto di 30 domini che "presumibilmente" registreranno nel corso dell'anno corrente, dovranno versare lire 1.500.000+IVA di "addestramento" ricevuto dall'RA come "nuovi Maintainer" (pagamenti per bonifico bancario).
Il primo comportamento esemplificativo degli obiettivi dell'RA e` stato quello di tentare di consegnare la gestione del TLD .it nelle mani esclusive degli grossi Fornitori Internet Nazionali. escludendo dalla stessai i piccoli ISP; la bozza contrattuale per il 98 intendeva infatti introdurre una barriera onerosissima per poter assumere il ruolo di Maintainer: 60 domini preregistrati a 70mila lire l'uno (4.200.000+IVA). Un mare inaudito di proteste nella mailing list dei Maintainer fece si` che questo tentativo venisse bloccato sul nascere. Per correre ai ripari e probabilmente evitare future "rivolte" la lista dei Maintainer venne in seguito trasformata in lista moderata (praticamente vi scrive dentro solo l'RA...).

Un qualunque utente finale (ente, associazione o azienda) potrebbe registrare direttamente il proprio dominio presso l'RA, senza passare per un Maintainer, ma sarebbe costretto, secondo i regolamenti attuali, a sborsare una cifra pari a lire 600.000 + IVA, una cifra astronomica ed assolutamente ingiustificata, sulla quale ci chiediamo come mai il Garante per le Telecomunicazioni non sia ancora intervenuto.

Chi ha delegato la Registration Authority alla gestione del TLD .it?
"Sino a poco tempo fa la RA ha agito in nome e per conto del GARR (Gruppo Armonizzazione Reti della Ricerca) in quanto l'utenza Internet italiana era quasi esclusivamente una utenza scientifica e di ricerca. Con la presenza su Internet di una utenza commerciale sempre maggiore, e` stato deciso di configurare questo servizio in maniera autonoma, ed e` in corso da parte del MURST (Ministero della Ricerca Scientifica e Tecnologica) il perfezionamento di questo ruolo affidato al CNR. Una decisione che va nella stessa direzione e` stata adottata anche dal gruppo di lavoro Naming Authority, nell'attesa di una regolamentazione completa del settore da parte del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni".

Gia`! Che l'attuale RA gestisca il top level domain .it e` un dato di fatto "esistente e a conoscenza dell'UNINFO e del Ministero Poste e Telecomunicazioni". Quest'ultimo non ha pero` ancora espresso parere compiuto sull'attuale gestione, "ha" - probabilmente - "preso atto", non intervenendo dunque sui possibili errori dell'RA.


Sentite cosa scrive uno dei rappresentanti dell'AIIP, tra i piu` attivi nell'influenzare le scelte delle strategie decisionali di RA ed NA:

  > Non credo di essere in grado di riconoscere, in assenza di una legge 
  > specifica,  alcuna autorita` al Ministero PPTT e tantomeno la facolta di delegare la NA.
  > Bye
Ed allora

L'RA afferma, tramite suo rappresentante, di non essere responsabile del costo dei domini e dei ricarichi eccessivi eventualmente operati dai Maintainer; dimentica pero` di aver essa stessa introdotto questa figura intermedia, tra cliente finale ed RA, che fissa arbitrariamente il costo finale del dominio.
Le riunioni della Registration Autority, che stabiliscono le tariffe di registrazione presso la RA, in accordo con i bilanci e le esigenze di spesa dell'ente, sono riunioni dal vivo con i Maintainer che hanno stipulato un contratto (comitato dei contributori) e si basano sul presupposto che gli unici a potersi esprimere sulle politiche di gestione dell'Internet siano i provider che fanno commercio sulla rete (vendono domini), mentre nessuno spazio viene lasciato, in termini di pareri, al settore pubblico e quello non profit.
Stefano Trumpy, della RA, afferma:
  ST> che ci dimentichiamo della nostra natura pubblica lo dice lei gratuitamente
Riteniamo che dovere un ente pubblico, al di la` della necessita` di copertura dei costi del servizio offerto, sia quello di tutelare la crescita in rete di inizative culturali ed in particolare l'associazionismo NON-PROFIT con finalita` di volontariato e/o umanitarie, rispettando le minoranze e garantendo pluralita` partecipative alla vita dell'Internet italiana. Riteniamo abbia inoltre il dovere di attuare modalita` semplici di registrazione domini, attualmente impedite da contorte ed inusuali complicazioni contrattuali (il meccanismo di registrazione italiano non trova analogia in nessun altro ente di registrazione al mondo).
Vanno infine adottati criteri decisionali trasparenti (senza utlizzare liste ristrette, per tutte le decisioni operative, quali MoU, wg1-ra)
Sulla base di queste considerazioni abbiamo chiesto fin dalla fine del '97 che l'RA applicasse SCONTI o quanto meno differenziazioni sul costo dei domini a seconda dell'entita` registrante, fornendo, se possibile, il dominio GRATUITAMENTE a tutti i gruppi NON-PROFIT che perseguano finalita` culturali e/o umanitarie.
Il dominio gratuito impedirebbe a Maintainer scaltri di speculare economicamente e senza controllo sulla registrazione di domini, soprattutto su quelli del mondo NON-PROFIT.

Allora ci fu promesso che di questi temi se ne sarebbe discusso nell'arco del 98 in una lista dedicata

 ST> Abbiamo optato allora per il Memorandum of Understanding
 ST> extracontratto che io non mi stanchero' di promuovere poiche' 
 ST> ritengo che il CNR possa e debba svolgere anche questo ruolo culturale.
Dopo un anno non e` cambiato assolutamente nulla:
 ST> la lista MoU e' stata concepita come chiusa con l'intenzione di 
 ST> aprirla successivamente; il traffico su questa lista e' 
 ST> risultato praticamente nullo e pertanto essa e' rimasta 
 ST> chiusa e sostanzialmente non utilizzata;

Il Memorandum of Understanding (MoU) che si sarebbe dovuto attivare per affrontare anche i problemi del NON PROFIT, si e` limitato ad un gruppo chiuso di circa 15 eletti (indovinate quali?) che non ha praticamente prodotto assolutamente nulla durante l'arco del 1998, per ammissione stessa dell’RA. Il nuovo contratto imposto dall'RA ai maintainer ricalca esattamente quello dell'anno precedente, tranne che per un lieve abbassamento dei costi.

Ecco la deludente motivazione addotta dall'Ing. Trumpy ad un anno dalla nostra precedente richiesta:

 ST> La RA ininfluisce minimamente sul costo che sostiene l'utente finale;
 ST> infatti questi, in capo ad un anno, devono sostenere i costi per 
 ST> il computer opportunamente attrezzato, l'abbonamento ad 
 ST> Internet attraverso i provider, le spese telefoniche e magari 
 ST> neppure vedono il costo diretto per la registrazione del nome; 
 ST> per questi motivi il problema non e' stato sollevato ne'
 ST>da noi ne' dai maintainer presenti.

Trumpy dimentica che molte associazioni ricevono spazio web gratuito dalle reti civiche e perfino dai provider commerciali (evidentemente piu` sensibili dell'RA su certe questioni): dunque l'unico costo "internet" resta quello del dominio.
Non comprendiamo come l'RA, oltre a non aver tenuto fede agli impegni presi, decida di ignorare totalmente i propri doveri culturali e morali che le spetterebbero come emanazione di un ente a finanziamento pubblico. Le ultime nostre richieste in materia vanno nella direzione di interruzione del "doppio passaggio"; si chiede che l'utente saldi direttamente con l’RA le 30.000+iva (non dunque 600.000 +iva) e che i Maintainer conservino al piu' solo il loro ruolo tecnico.
Chiediamo che su questa politica di scarsa trasparenza e di arbitrio decisionale, a favore delle strutture economicamente forti di Internet, di emanazione di regolamenti contorti e burocratici, di scarso rispetto del proprio ruolo pubblico, intervengano il Ministero delle PTT ed il Garante per le Telecomunicazioni.

Ringrazio le Associazione Nefesh Onlus, Legambiente, Volontariato Internazionale, LIPU, SottoVoce e tutte le altre associazioni minori che hanno mostrato sensibilita` per questi temi sottoscrivendo le nostre iniziative.
Ringrazio i Verdi, gli unici, tra quelli da noi contattati, ad aver dimostrato sensibilita` per le tematiche qui esposte.

Vorrei concludere questo mio intervento con il buon augurio rivoltomi dal responsabile tecnico di uno degli attuali Maintainer

 > Spero che in questa battaglia lei spenda tutti i soldi che ha, e che poi si ritiri da questo 
 > mercato, visto che non le rimarra` piu` niente da spendere per le sue brave 
 > organizzazione non-profit

Per l'approfondimento del tema si rimanda all'articolo sul medesimo argomento pubblicato su SottoVoce