Conferenze per il Consenso: nuovi strumenti per il processo democratico

Nonostante vi sia consenso, in teoria, che la protezione dell'ambiente e della salute debbano essere obbiettivi prioritari di tutti i paesi, passare dalla teoria alla pratica implica fare scelte e prendere decisioni dai risultati spesso incerti. I sistemi biologici alla base di queste questioni, sono complessi e, poiche' iI loro comportamento e' difficile da prevedere, l'incertezza e'una componente intrinseca di queste decisioni. Quando i risultati di una certa linea di condotta non possono essere garantiti, e' necessario sia considerare le diverse opinioni sia la possibita' che rischi e benefici siano distribuiti in modo diseguale nella societa'. In questi casi, accanto alle tradizionali formule che vedono le decisioni prese da politici o funzionari a porte chiuse, si potrebbero mettere a punto strumenti di partecipazione attiva e decentrata, che coinvolgano maggiormente i cittadini nel determinare le proprie sorti. Cio’ aumenterebbe la fiducia che i cittadini ripongono nel sistema decisionale .

A questo proposito puo' essere utile avere presenti alcuni principi che i sociologi hanno appreso dallo studio delle decisioni in campo ambientale:

Strumenti quantitativi producono risultati che dipendono dalle assunzioni a monte e sono piu' incerti di quel che a volte puo' sembrare

Se vengono usati tali strumenti, crisi ambientali e politiche possono emergere a lungo termine, come nel caso della Encefalopatia Spongiforme (Mucca Pazza) e la fiducia della societa' nei decisori risultare.compromessa

E' bene rendere chiaro quando assenza di evidenza non derivi da risultati negativi ma da assenza di (o insufficiente) ricerca.

La trasparenza serve a conquistare la fiducia della societa' civile.
 
  E’ quindi necessario tenere conto del fatto che i comuni cittadini hanno sempre meno fiducia nella possibilita’ che la scienza da sola sia in grado di produrre decisioni soddisfacenti ed obbiettive.

La scienza, pero' non e' un testo, e gli scienziati sono consci di limitazioni ed incertezze nei loro risulatati. Inoltre fino ad ora, il metodo scientifico si e' dimostrato lo strumento migliore per stabilire fatti, quando questo sia ragionevolmente possibile. Non sarebbe dunque sensato proporre che vi sia partecipazione nella fase tecnica dei processi scientifici. La partecipazione e’ necessaria nella fase dei processi decisionali che implica giudizi soggettivi poiche’ le decisioni, non vengono prese solo in base a fatti, ma anche in base a valori che attribuiscono loro un senso.

In presenza di incertezza, persino all'interno della comunita' scientifica, e' apparente come le considerazioni di valori influenzino il punto di vista riguardo a rischi.e decisioni sulla loro accettabilita'. Si prenda il caso delle colture modificate geneticamente: i biologi molecolari e gli agronomi spesso tendono ad enfatizzare i potenziali benefici, mentre medici ed ecologi spesso tendono ad enfatizzare i potenziali costi e rischi.

La percezione dell'incertezza cambia poi al di fuori della comunita' scientifica. L'incertezza viene di solito filtrata, eliminata dai decisori che agiscono come se le incertezze non esistessero quando debbano giustificare le proprie decisioni. La societa' civile, che si e' resa conto da anni che questo puo' portare a effetti non desiderati, reagisce con proteste.

Pertanto il parere degli esperti per quanto indispensabile, non e' sufficiente in vari casi a determinare decisioni accettabili e a mantenere o a ricostruire i rapporti di fiducia tra cittadini e istituzioni, soprattutto in presenza di pressioni lobbistiche che possano per lo meno far pensare a uno squilibrio nel processo democratico. Per questo e' necessario che gli esperti comunichino da pari a pari con i cittadini e che I decisori politici diano loro la possibilita' di influenzare decisioni che li riguardano da vicino. Sarebbe dunque opportuno riintrodurre l'incertezza e renderala parte di un trasparente processo di decisione che consulti la societa' civile.

La Societa', non e' pero' formata da un gruppo omogeneo di persone, al contrario. E' quindi ovvio aspettarsi che convivano una moltitudine di atteggiamenti culturali, valori, stili di vita, che influenzano il punto di vista degli individui sulle piu' diverse questioni e che, non esistano schieramenti rigidi e definitivi, ma schieramenti di opinione che cambiano al cambiare delle questioni in esame.

Come tenere conto di tutto cio'? Una possibile risposta e' la messa a punto di nuovi strumenti di decisione che si affianchino a quelli tradizionali. Questi potrebbero restituire credibilita' alle istituzioni, se includessero una porzione rappresentativa di tutto lo spettro di valori della societa. Tali stumenti processi dovrebbero servire da ponte sullo iato tra fatti scientifici e valori.

A questo punto sorge naturale l'obbiezione che probabilmente i cittadini non hanno sufficienti conoscenze per partecipare a decisioni tecniche e intricate e che quindi la partecipazione e’ di fatto impossibile. E' possibile tuttavia informare i cittadini in modo comprensibile. Questo e' cio' che succede, per esempio, nei tribunali di vari paesi , durante processi in cui la giuria ascolti le opinioni di vari esperti in materia a cui venga chiesto di esplicitare la base delle proprie opinioni usando un linguaggio compensibile. Sviluppando questo concetto sono stati messi in atto esperimenti pratici, creando 'giurie di cittadini' composte da 10-25 membri scelti in modo da rappresentare il piu' ampio spettro possibile della societa'. I membri di questa selezione, decidono quali questioni porre, si incontrano con numerosi esperti, (di solito di opinioni diverse riguardo alla stessa questione) ne ascoltano il parere e possono fare domande e chiedere approfondimenti. Nel caso delle conferenze del consenso, tenutesi in vari paesi, gli incontri durano 2-3 giorni.

Alla fine degli incontri con gli esperti e' la commissione di cittadini che stila un rapporto contenente esplicite raccomandazioni per i decisori politici. Il tutto si svolge 'a porte aperte'.

Cio' che contraddistingue questa formula da sondaggi e referendum e che i componenti del gruppo di cittadini possono venire a contatto diretto con gli esperti e discutere apertamente e direttamente i loro dubbi. Inoltre, come si notera', cio' e' ben diverso dall' avere qualche rappresentante della societa' civile che sieda allo stesso tavolo di esperti mentre questi conducono una discussione tecnica e dunque spesso oscura per i non addetti ai lavori.

Risultati fin qui ottenuti mostrano che questioni complicate da molti aspetti possono venire ben comprese e che e' possibile arrivare a decisioni informate [1].
 
 

Questa formula e' stata usata in vari paesi (ad es. Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, UK) in Conferenze per il Consenso aventi come tema gli OGM. Le traduzioni (fornite sotto) delle parti salienti dei rapporti finali, mostrano come comuni cittadini siano stati in grado di formulare raccomandazioni per I decisori politici.

I metodi sono simili. La spiegazione all’inizio della confererenza neozelandese fornisce indicazioni piu’ dettagliate.

Sarebbe auspicabile che strumenti simili venissero adottati anche in Italia.
 

[1] Andy Stirling (1997) Multi Criteria Mapping: Mitigating Problems of Environmental Evaluation?

In J.Foster (editor) Valuing Nature? Economics, Ethics and the Environment Routledge pp 186-210.